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Costruire la famiglia: preparare la vita…

14928493-mano-con-le-sagome-della-famigliaLa famiglia è il luogo primario dell’esistenza dove è possibile “imparare la vita” respirandola, assimilando il clima affettivo che in essa circola.

È qui che si impara ad entrare in relazione con gli altri, si impara il tono della voce con cui rivolgersi agli altri, si imparano quegli atteggiamenti di base che, per ciascuno, risultano molto difficili da apprendere o riapprendere altrove.

Il primo fondamentale atteggiamento che il bambino assimila riguarda il rapporto con se stesso: positivo, accettante, costantemente rispettoso; oppure perennemente critico, insoddisfatto svalutante.

Il bambino è il primo responsabile, il protagonista di tutto questo: ma non si può nemmeno dimenticare l’importanza che hanno avuto- sulla considerazione che egli ha di se stesso- le parole, i gesti, i comportamenti, le aspettative, le pretese, i giudizi che gli sono stati ripetutamente e quotidianamente rivolti dai genitori.

La famiglia è dunque il primo luogo, in cui si impara a sentire: si selezionano e si approfondiscono i sentimenti, si sente se stessi e si sentono gli altri.
Ogni momento presente della vita di famiglia lascia tracce: insegnamenti e apprendimenti che rimangono nel profondo.

La famiglia è troppo importante per ogni persona e per l’intera società per essere abbandonata a se stessa. Le sole garanzie giuridiche o l’assicurazione di ulteriori agi economici da parte della comunità sociale non sono sufficienti.
Vi sono disagi invisibili che distruggono le famiglie dall’interno e, all’improvviso, provocano la imprevedibile tragedia che “fa notizia”.
Costruire la famiglia dal profilo umano è un impegno di tutti: delle singole persone e dell’intera comunità.

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Bibliografia “Costruire la famiglia “di Ferdinando Montuschi

A presto!
Olga Frassetti
Mediatore Familiare A.I.Me.F.
© Riproduzione riservata

Sbloccare un po’ la persone le une dalle altre…

列印Le cose cruciali per dare inizio al cambiamento in una famiglia o in una coppia:
sbloccare un po’ la persone le une dalle altre…

W: Quando si ha in trattamento una famiglia o una coppia, quali sono, eventualmente, le cose veramente cruciali per dare inizio al cambiamento? In altre parole, tu parli a volte di scompigliare la situazione, ma c’è qualcosa che è essenziale più di altre per il cambiamento?

E: Quasi sempre insisto subito sul riconoscimento dell’integrità dell’individuo come persona completamente separata.

W: Prenderei questa tua asserzione nel senso che tu vuoi sbloccare un po’ le persone le une dalle altre.

E: Giusto.

Bibliografia “Cambiare i bambini e le famiglie. Conversazioni con Milton H. Erickson” di Jay Haley
[Se fosse possibile chiedere a Milton Erickson tutto ciò che si vorrebbe sapere su come cambiare le persone... il risultato sarebbero queste conversazioni. Le discussioni qui riportate, una forma di colloquio-intervista condotto da Jay Haley insieme a John Weakland e occasionalmente a Gregory Bateson, si sono svolte nell'arco di diciassette anni e la loro registrazione faceva parte del progetto Bateson sulla comunicazione].

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Costruire il dialogo tra coniugi…

dialogoIl dialogo è il punto di incontro dei coniugi e, quando viene condotto correttamente e con intento costruttivo, diventa l’alimento della loro relazione. La vera attitudine al dialogo non consiste tanto nel saper parlare quanto nel saper “ascoltare”.

L’ascolto autentico è l’occasione per giungere ad una comprensione profonda, per avvicinarsi all’altro fino a sentire e a pensare “come l’altro”, pur conservando il proprio modo di sentire e di pensare. Far spazio dentro di sé alle opinioni dell’altro.

Comprendere non significa “dar ragione” e accettare quanto l’altro dice. Comprendere è la premessa per dialogare avendo chiaro il punto di vista dell’altro che non diminuisce il valore del proprio.
La mediazione familiare crea le premesse per il dialogo paritario, per uno scambio di idee non offensivo, né difensivo, che consente sempre di avvicinare i diversi punti di vista e di creare intimità.
La capacità di ascolto è dunque l’espressione della disponibilità verso l’altro, della valorizzazione dell’altro senza rinunciare alle proprie opinioni e al proprio modo di sentire.

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Assumere il punto di vista del proprio coniuge…

imgLa mediazione stimolerà i partner ad acquisire il pensiero duale. Pensare avendo simultaneamente presenti due punti di vista significa comprendere la situazione e le esigenze personali di entrambi con la massima oggettività.

Si può giungere a questo risultato “sentendosi e pensandosi l’altro”. Attraverso questa tecnica si può giungere ad una comprensione nuova che permetterà di intuire il modo di sentire e di pensare del proprio coniuge.

Comprendere l’altro e se stessi è la condizione centrale per trovare benessere. La mediazione familiare consentirà alla relazione tra coniugi di rimanere su un piano di positività anche nelle situazioni più difficili.

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Il “sentire” del figlio di essere un peso per i genitori…

bambino_separazioneIl caso di Sergio e l’origine dell’ingiunzione “non esistere”

I genitori si sono separati quando Sergio era ancora molto piccolo: da quel momento il bambino comincia a “sentire” di essere un peso per loro, un fastidio di cui prima o poi si sarebbero dovuti liberare. Questa sensazione si fa convinzione quando comincia l’esperienza scolastica, inesorabilmente in collegio. La convinzione di non aver diritto di esistere si fa strada rapidamente ed ogni evento sembra confermarla.

Il divorzio dei genitori quando il figlio è ancora in età prescolare, il viaggiare continuo e il trasferirsi da un genitore all’altro per rispettare i “turni” di assistenza al figlio da loro concordati, l’allontanamento dalla famiglia e l’avvio al collegio una volta raggiunta l’età scolare, configurano una situazione sociale che garantisce la sopravvivenza fisica ma trascura il significato dell’esistenza affettiva, i bisogni di accoglienza, di riconoscimento, di valorizzazione e di dialogo.

L’esistere del bambino è fondato soprattutto su queste concrete modalità affettive, sul “sentirsi esistente” perché riconosciuto importante, pienamente e realmente esistente. La vita viene colta nel suo significato vivendola nella sua pienezza.
La sopravvivenza fisica, la soddisfazione puramente razionale e sociale dei bisogni umani non evidenziano a sufficienza il diritto alla vita nella sua pienezza.
La mancanza di queste risposte vitali per la vita affettiva determina così un “sentire” negativo, carico più di paura che di speranza. La vita stessa diventa minacciosa e il “non sentire” suggerisce un secondo messaggio-invito: “non vivere”.

Il diritto di esistere comporta il diritto di sentirsi persona con i propri legittimi sentimenti, con i propri bisogni, con la chiarezza dei propri diritti di bambino, di adolescente e di adulto.
Il diritto di esistere è la base portante non solo del proprio valore ma anche del proprio “potere”, della propria capacità di agire, di reagire, di prendere in ogni momento decisioni che abbiano un senso senza rassegnarsi, all’impotenza, alla passività e alla dipendenza dagli altri.

Il primo compito dei genitori è di creare le condizioni affinché questa ingiunzione non arrivi al bambino in nessuna forma: né verbale né non verbale. I genitori sono soprattutto responsabili del clima che creano e che il bambino respira, assorbe e assimila dall’ambiente.

Un margine di responsabilità appartiene comunque al bambino che facilmente deforma il significato dei messaggi, ingrandisce con la sua fantasia la drammaticità delle situazioni e interpreta gli avvenimenti con la sua ipersensibilità fortemente soggettiva.

La mediazione familiare aiuterà i genitori nell’osservare costantemente le risposte del bambino nelle situazioni in cui può aver percepito, intuito o emozionalmente sentito il pericoloso invito a “non esistere”. E proprio su queste risposte inadeguate i genitori possono offrire al bambino la possibilità di far ricorso a nuove, diverse risposte: ad “opzioni vitali”, attive, affermative, espressive e congruenti.

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