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La Riformulazione in mediazione familiare

conversazioni-difficiliIl mediatore familiare al fine di far prendere consapevolezza alla coppia di quanto dice, utilizza la tecnica della riformulazione ponendo i partecipanti di fronte alla propria realtà.

 

La RIFORMULAZIONE è di tre tipi:
SPECCHIO: consiste nel ripetere ciò che l’altro dice senza aggiungere nulla di nuovo;
RIASSUNTO: consiste nel sintetizzare un racconto troppo lungo;
CHIARIFICAZIONE: serve a far chiarezza su qualcosa che è stato detto in modo confuso.

Grazie a queste tecniche il mediatore familiare capisce meglio non rispetto ai contenuti, ma rispetto agli stati emotivi della coppia. Il mediatore familiare gestisce il conflitto, gestisce le emozioni della coppia, facilita la comunicazione tra la coppia.

Questa tecnica serve a far si che quanto detto venga utilizzato dai due partner, e grazie alla condivisione di informazioni e di esperienze, sarà possibile per i partecipanti un concreto e lucido esame della realtà. L’obiettivo è quello di aiutare la coppia a crescere abbastanza ai fini di trovare in se stessa la soluzione dei problemi. L’individuo deve attingere alle proprie risorse che non sempre coincidono con quelle del mediatore. Il mediatore familiare è soggetto deputato a facilitare l’autoriflessività, fa venir fuori i bisogni della coppia, aumenta appunto nei singoli partner l’autoriflessione in modo che essi possano trovare in se stessi la risposta che meglio si adatta alla soluzione concreta. Vengono esplorati i bisogni e gli interessi specifici di ognuno, genitori e figli.

“Ripetere le cose dette da ogni persona, usando le stese parole è importante nella mediazione per varie ragioni:
1) dimostra che c’è stato un ascolto attento e la volontà di capire;
2) offre ad ognuno l’opportunità di confermare o correggere se necessario;
3) rallenta il ritmo, se la discussione è troppo veloce;
4) sebbene le parole vengano ripetute, il tono di voce del mediatore può modificare il clima;
5) la ripetizione può rinforzare fortemente un’affermazione positiva o un interesse comune;
6) un breve riassunto aiuta a fare il punto della situazione e a pianificare il prossimo passo” (Cfr. L. PARKINSON, La mediazione familiare, Edizioni Erickson, 2003-120).

Esempi di riformulazione:
“ho capito bene che…”;
“mi sembra di capire che…”;

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Olga Frassetti
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IL DISEGNO CONGIUNTO DELLA FAMIGLIA

disegno-della-famiglia-68369534IL DISEGNO CONGIUNTO DELLA FAMIGLIA

[A volte le parole non bastano e allora servono i colori, le forme, le emozioni…]

Una delle possibili tecniche per coinvolgere i figli in mediazione familiare è la tecnica del “disegno congiunto della famiglia”, è una esperienza che vede protagonisti i genitori nella comprensione di ciò che stanno esprimendo i bambini in questa difficile transizione che è appunto la separazione. Tale tecnica è utilizzata in ambito peritale.

In un incontro di mediazione familiare con tutta la famiglia, dove si propone anche ai bambini di intervenire, si chiede ai genitori ed ai figli di fare un disegno insieme di tutta la famiglia, di rappresentarsi mentre stanno facendo qualcosa.
Viene consegnato un foglio su cui ognuno disegna con un pennarello di colore diverso.
Ognuno può disegnare se stesso o gli altri come preferisce. Può disegnare in qualsiasi porzione del foglio con l’unica limitazione di tenere lo stesso pennarello per tutta la durata della prova, dunque del disegno, in modo da poter identificare attraverso i colori i disegni di ciascuno. Questa prova permette di analizzare sia il contenuto simbolico che le interazioni tra i componenti della famiglia, è prevista anche la videoregistrazione.

Mettere l’uno accanto all’altro i membri della famiglia in conflitto, anche se per mezzo di un artificio, rende possibile la coesistenza di punti di vista diversi.
Riuscire a trovare un accordo per un obiettivo specifico e per un tempo determinato è una possibilità che la famiglia in conflitto ritiene di aver perduto. Si può decidere di fare insieme lo stesso disegno o ognuno il proprio.

Molto significativo è il modo in cui il disegno si dispone nello spazio: realizzarlo nella propria porzione di foglio, andarlo a fare più vicino o più lontano da qualcuno, di estenderlo fino a sfiorare il disegno dell’altro o di intervenire sui disegni degli altri sono segnali altamente significativi.
L’incontro con i bambini è preferibile proporlo dopo la fase iniziale della mediazione, quando la fiducia nel mediatore sembra essersi rinsaldata.
Richiedere la presenza dei bambini significa parlare in modo esplicito di che cosa conoscono della separazione dei loro genitori e di che cosa sanno del tentativo dei genitori di effettuare la mediazione.

Nella preparazione dell’incontro con i bambini viene affrontato il problema di cosa dire ai bambini. È preferibile che siano i genitori a decidere cosa dire, secondo quale modalità e tenendo conto dell’età dei bambini, il mediatore aiuta i genitori in questo compito.

Le informazioni da dare ai bambini dovranno riguardare: la decisione che i genitori si separano, i motivi che hanno portato a questa decisione, verrà riportata l’opinione del papà e quella della mamma, se non sono condivise; verra spiegato ai bambini che il motivo della mediazione familiare è di farsi aiutare da un esperto per prendere decisioni che tengano conto dei bisogni di tutti i componenti della famiglia, soprattutto dei bisogni dei bambini, ma che saranno i genitori a prendersi la responsabilità delle decisioni che li riguardano.

Nell’incontro vero e proprio dopo una breve fase di ambientazione e di presentazione, si chiede ai bambini che cosa hanno capito del perché sono li e delle spiegazioni che i genitori hanno fornito loro. Se si percepisce che i bambini non sono stati bene informati, si dedica del tempo a permettere ai genitori di farlo. Dopo si passa alla somministrazione della prova.

Alla fine del disegno si procede ad un breve colloquio con i bambini e i genitori, chiedendo specificazioni su singoli aspetti del disegno e su cose che possono essere successe nell’organizzazione del lavoro.
Successivamente al disegno congiunto il mediatore familiare non analizza il disegno ma guida i genitori nella formulazione delle ipotesi

creativit-40418947(2)Fase più impegnativa della tecnica: ANALISI CONDOTTA INSIEME

Il mediatore familiare avrà avuto il tempo di analizzare il materiale e orienterà l’analisi dei genitori. I genitori ricercheranno i significati emersi.
Infine il mediatore effettuerà una sintesi evidenziando aree di rischio e di risorse per la famiglia, invitando i genitori a tenerle presenti nella fase degli accordi.
Si fissa poi un incontro ulteriore con i bambini per comunicare le decisioni prese per loro.

Anna Oliverio Ferraris ha analizzato i colori usati nel disegno, ponendo attenzione alla sfera emotiva della famiglia e distingue tra: colori caldi (rosso, giallo, arancione) che suscitano attività, eccitazione, serenità, gioia di vivere, impulsività; colori freddi (verde, blu, violetto) che esprimono invece passività, calma, inerzia, tristezza, malinconia e inducono alla riflessione. Afferma che: il colore, più della forma, è puro linguaggio emotivo che permette di evidenziare sia l’inespresso che l’inesprimibile; il colore rappresenta l’unico ponte, che permette di stabilire una comunicazione reale con i figli e li aiuta ad un ritorno all’immaginazione, al fantasticare e al creare.

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Bibliografia D. MAZZEI, Il Disegno congiunto della famiglia in La Mediazione Familiare, Raffaello Cortina Editore

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Olga Frassetti
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La mediazione familiare non è un servizio legale

 

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La mediazione familiare non è un servizio legale 

Il risultato della mediazione è un programma di accordi chiamato Accordo di Separazione/ Divorzio, che anticipa e precisa tutti gli accordi che l’avvocato rivedrà e inserirà nei documenti legali formali. La mediazione familiare rappresenta un valido supporto alla tradizionale via giudiziaria.

Il sostegno che il procedimento della mediazione familiare può dare all’iter giudiziario è quello di verificare se, grazie ad un professionista esterno, imparziale e neutrale, la coppia in via di separazione o divorzio, bloccata nel conflitto, possa raggiungere un accordo su aspetti giuridicamente importanti.

La mediazione familiare è un tipo di intervento che va a collocarsi in un nuovo campo di azione qual è quello psico-giuridico. Gli accordi raggiunti in mediazione non vincolano giuridicamente la coppia, la quale può decidere di rispettarli per riorganizzare la propria vita in modo autonomo o di sottoporli al proprio avvocato perché li trasfonda in un atto giuridico ed avvii una procedura legale congiunta. L’avvocato e il mediatore hanno, quindi, un ruolo tra loro autonomo e complementare.

L’avvocato può fornire sia informazioni oggettive che consigli legali elaborati in base alle proprie capacità professionali e alle istanze del cliente. Il mediatore, invece, può fornire informazioni di carattere legale, ma non consigli o pareri, poiché questi ultimi implicherebbero un giudizio che inquinerebbe il buon esito della negoziazione tra i genitori.

Si deve, quindi, pensare alla mediazione familiare in termini di affiancamento e non di antagonismo nei confronti del contesto giudiziario, di conseguenza non deve essere concepita né come via sostitutiva o alternativa al sistema legale né come sua ancella.

La mediazione familiare è infatti un intervento che ottiene migliori risultati quando è il frutto di rapporti di collaborazione e sinergia tra le diverse competenze (mediatori familiari, avvocati, magistrati, psicologi) all’insegna del rispetto delle rispettive autonomie e specificità, essendo la separazione coniugale un evento allo stesso tempo relazionale e giuridico.

La mediazione familiare va vista come un percorso che, parallelamente al processo, miri a riequilibrare la comunicazione tra i coniugi ovvero ex coniugi, deve perciò essere vista con favore.

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Consigliere A.I.Me.F. Calabria

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DIRITTO COLLABORATIVO E MEDIAZIONE FAMILIARE

 

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DIRITTO COLLABORATIVO E MEDIAZIONE FAMILIARE
Il diritto collaborativo nasce nel 1989 grazie ad un avvocato familiarista americano, Stuart Web, che comprese l’importanza di un metodo alternativo, extra giudiziario al processo di separazione e/o divorzio, approccio non contenzioso, rispettoso della dignità dei soggetti coinvolti nella gestione di questioni connesse alla separazione della coppia coniugale.
Il diritto collaborativo inverte la logica antagonista su cui si basano i processi.

COME FUNZIONA
La coppia di coniugi, gli avvocati e gli eventuali altri consulenti (questi ultimi sono terzi neutrali e non di parte) sottoscrivono un contratto di collaborazione che stabilisce le regole del procedimento: trasparenza, riservatezza, cooperazione, fiducia. Ci si impegna a fornire tutte le informazioni utili al fine di identificare i bisogni e gli interessi di ciascun membro della famiglia.
Il fine è quello di evitare un procedimento contenzioso avanti il tribunale, la caratteristica del metodo collaborativo è l’impegno di tutte le parti a non intraprendere cause.
Sarà necessaria la presenza di altri professionisti, per esempio un coach quale facilitatore della comunicazione durante gli incontri, lo psicologo, il mediatore familiare se il conflitto è alto.
Nel caso contrario in cui la coppia riesca a dialogare e collaborare saranno necessari i soli avvocati collaborativi.
Sarà invece necessaria la figura del commercialista quando le questioni economiche sono impegnative.
I diversi professionisti lavorano in team nel rispetto delle regole indicate nel contratto di collaborazione.
In ogni processo collaborativo ciascuna parte è rappresentata dal proprio avvocato di fiducia.
Il team collaborativo utilizzerà strategie di “problem solving” per ridurre il conflitto, giungere ad una soluzione concordata che tenga conto degli interessi di tutti i componenti della famiglia.
È un metodo che facilita le parti ad affrontare la crisi che scaturisce dalla separazione e dal divorzio con metodi costruttivi, senza l’intervento del giudice, impegnandosi alla trasparenza, buona fede, e riservatezza. Nel caso in cui la soluzione consensuale non riesca o le parti (o una di loro) non rispettino le regole, gli avvocati rinunceranno al mandato impegnandosi a non seguire i propri clienti qualora questi ultimi decidano di andare davanti al giudice. Questa regola vincolante impedisce agli avvocati ed ai consulenti intervenuti nel procedimento di proseguire nelle difese e nella consulenza se la conciliazione abbia esito negativo. Dunque, in caso di mancata conciliazione le parti dovranno farsi assistere da altri professionisti.

PERCHE’ E’ UTILE
Il procedimento collaborativo permette di raggiungere un accordo in pochi mesi.
Avvenuta la conciliazione alle pattuizioni raggiunte verrà attribuita efficacia nei modi previsti dall’ordinamento.
Gli accordi possono essere formalizzati tramite la procedura semplificata prevista dalla LEGGE 162 del 2014.
Gli accordi presi saranno rispettati nel tempo in quanto più condivisi.

IL METODO COLLABORATIVO IN ITALIA
In Italia il metodo collaborativo ha avuto inizio a partire dal 2009 grazie al lavoro di formazione e di diffusione dei professionisti della pratica collaborativa svolto da due istituti presenti sul territorio: l’AIADC (Associazione Italiana Professionisti Collaborativi) con sede a Milano e l’IICL (Istituto Italiano di diritto Collaborativo) con sede a Roma.

DIFFERENZE CON LA MEDIAZIONE FAMILIARE
Il diritto collaborativo e la mediazione familiare rappresentano due vie in grado di facilitare la comunicazione tra i coniugi trovando una soluzione concordata al di fuori delle aule giudiziarie.
La differenza principale è che la mediazione familiare prevede la presenza imparziale di un soggetto terzo il mediatore familiare che stimola le parti a trovare una soluzione condivisa e gli incontri non prevedono la presenza degli avvocati. Nel procedimento collaborativo è prevista la presenza costante degli avvocati, le parti partecipano con i loro legali a tutti gli incontri.
Gli avvocati collaborativi non sono mediatori né terzi imparziali, tutelano gli interessi dei propri clienti nel rispetto delle regole sottoscritte nel contratto di collaborazione. Se durante il percorso collaborativo le parti ed i propri avvocati ritengono necessario l’intervento di un mediatore familiare, in questo caso le due figure professionali lavorano in team al fine di facilitare la soluzione del problema che la coppia presenta.

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LE REAZIONI DEI FIGLI QUANDO CI SI SEPARA…

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LE REAZIONI DEI FIGLI QUANDO CI SI SEPARA…

I figli, quando i genitori decidono di separarsi, reagiscono con sentimenti e comportamenti a volte molto forti.
I sentimenti vissuti dal bambino sono vari si spazia dalla rabbia al senso di abbandono a sentimenti depressivi.
Spesso vivono l’evento della separazione attribuendosi la colpa del fallimento dell’unione matrimoniale.
I bambini si sentono confusi, si sentono in colpa, si sentono responsabili.
In questa fase è importante che il bambino abbia qualcuno in cui avere fiducia e con cui possa parlare di ciò che sta succedendo, per esprimere liberamente i propri sentimenti, senza sentirsi intrappolato dalla necessità di dover prendere le difese di uno dei genitori (conflitto di lealtà).
I bambini che hanno un confidente in famiglia, ad esempio uno zio, un nonno o un insegnante a cui sono particolarmente legati e con cui sono a proprio agio, è bene si aprano e parlino delle loro paure.

E’ anche auspicabile il confronto con altri bambini che hanno avuto esperienze analoghe e con cui possano condividere i loro sentimenti e le loro preoccupazioni. In quest’ottica, una forma d’intervento preventivo interessante, che si affianca alla mediazione familiare, è rappresentata dai “Gruppi di Parola per figli di genitori separati” nati dall’esperienza francese di Marie Simon, in cui i bambini possono mettere parola sul dolore, accedere ai sentimenti e nominare le difficoltà che incontrano durante la separazione dei propri genitori (Marzotto, 2010).

Molti bambini pensano sia sleale parlare dei problemi di famiglia con persone che conoscono loro ed i loro genitori, allora tengono i propri sentimenti per sé.
Questo può portarli a sentirsi molto soli e confusi.
E’ necessario stimolare i bambini ad aprirsi e ad affrontare la separazione con molta pazienza e con molta obiettività.

LA MEDIAZIONE FAMILIARE E’ IL PERCORSO PIU’ INDICATO PER SOSTENERE I GENITORI ED AIUTARE I FIGLI NELL’ ELABORAZIONE DI QUESTO DELICATO EVENTO.

Il mediatore familiare permette ai genitori di tener presente quelli che sono i bisogni e le aspettative dei bambini.
E’ bene dire loro la verità concordata dai genitori, la versione degli eventi deve essere da loro condivisa utilizzando un linguaggio adatto all’età dei figli.
Se sono presenti nuovi partner è opportuno lasciare trascorrere un intervallo di tempo ragionevole prima di presentarli ai figli, questo cambiamento non dovrebbe essere comunicato nelle prime fasi del processo separativo.
Opportuno informare anche gli insegnanti, spesso i bambini manifestano difficoltà e disagi in ambito scolastico che riescono a superare risolta la crisi familiare.

E’ importante che i figli sappiano che potranno sempre contare sull’appoggio affettivo, educativo, nonché economico di entrambi i genitori.

La Convenzione di New York sui diritti del fanciullo ha attribuito al minore il diritto di intrattenere regolarmente rapporti personali e contatti diretti con entrambi i suoi genitori (art. 9) ed ha enunciato che gli Stati membri devono impegnarsi nel garantire la responsabilità degli adulti nel provvedere allo sviluppo ed alla educazione dei figli.

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LA PARTECIPAZIONE DEI FIGLI AGLI INCONTRI DI MEDIAZIONE FAMILIARE

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LA PARTECIPAZIONE DEI FIGLI AGLI INCONTRI DI MEDIAZIONE FAMILIARE

Per quanto riguarda la partecipazione dei bambini, figli minori, alla mediazione familiare, alcuni lo ritengono inutile, perché sarebbero ulteriormente coinvolti nei problemi dei genitori, altri lo ritengono opportuno permettendo loro di intervenire attivamente sul processo di cambiamento delle relazioni familiari, con comunicazione diretta dei loro vissuti e bisogni.

La tendenza è quella di ritenere più opportuno lavorare in mediazione con i soli genitori preferendo, alla presenza fisica dei figli, una loro evocazione simbolica, lavorando attraverso la narrazione e le rappresentazioni dei figli nei due genitori.
La loro partecipazione li graverebbe di responsabilità che competono agli adulti.

A mio parere è consigliabile non assumere posizioni in modo rigido, ma nelle singole situazioni essere aperti ai bisogni ed alle richieste dei figli circa la possibilità di una loro eventuale convocazione.

Solitamente, per i figli parlare con un estraneo è causa di ansia, nel timore di dire qualcosa che turberà uno o entrambi i genitori, oppure può accadere di allinearsi con un genitore.
E’ necessario che il mediatore sia consapevole del fatto che i bambini possono non essere in grado di esprimere le proprie paure e bisogni e può aiutarli a spiegare le loro preoccupazioni ai genitori e questo può liberarli da alcuni dei loro motivi di ansietà.
Esistono anche situazioni in cui il figlio ha necessità di riconciliarsi con il genitore con cui ha avuto dei malintesi.
Coinvolgere i figli in mediazione può renderli più consapevoli e fiduciosi inoltre ci sono casi in cui sono proprio i bambini a chiedere aiuto al mediatore familiare per far sapere e spiegare qualcosa ad i propri genitori.

Come ha sottolineato Saposnek (Cfr. D. SAPOSNEK, The value of children in mediation: A cross-cultural perspective, “Mediation Quarterly”, vol.8, n.4, pp. 325-342, 1991), esiste una vasta gamma di opinioni al riguardo:
alcuni mediatori preferiscono non far partecipare i figli, in quanto minerebbe l’autorità dei genitori e la loro capacità decisionale;
altri investono maggiormente sui bisogni dei figli ritenendo utile un loro coinvolgimento in quanto sono i primi ad essere consapevoli di quanto sta avvenendo fra i genitori. Necessaria una pianificazione attenta riguardo al modo di coinvolgerli e agli obiettivi nel farlo. Deve esserci assenso dei genitori, chiarezza riguardo al ruolo del mediatore e riguardo al grado di riservatezza garantito, oltre al consenso consapevole da parte del figlio.
Inoltre il mediatore deve avere preparazione, abilità ed esperienza nel comunicare con i minori (Cfr. L. PARKINSON, La mediazione familiare, Erickson, 2003, 198).

A questo proposito è importante ricordare l’art. 13 della Convenzione di Strasburgo che invita gli Stati aderenti a promuovere la mediazione familiare allo scopo di evitare il ricorso alle procedure giudiziarie in cui possono essere coinvolti i fanciulli.
Questa disposizione sembra affermare che la mediazione familiare è prevista prevalentemente nell’interesse del minore. Il tentativo è quello di umanizzare le controversie familiari e di individuare delle vie che possono aiutare i genitori, quando vi è conflitto tra loro, a comprendere quanto sia produttivo per i genitori e per i figli un dialogo costruttivo al di fuori delle aule giudiziarie.

Il lavoro del mediatore familiare dovrebbe portare ad una scissione della coppia coniugale dalla coppia genitoriale, che deve comunque sopravvivere nell’interesse dei figli. L’obiettivo è quello di salvaguardare le esigenze affettive dei figli, non riunire la coppia in crisi la cui separazione viene data come un dato di fatto, ma separati come coppia uniti come papà e mamma.

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LISTA DEI BISOGNI DEI FIGLI DI GENITORI SEPARATI

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LISTA DEI BISOGNI DEI FIGLI DI GENITORI SEPARATI

“Ho bisogno dell’amore di ciascuno di voi e che entrambi rimaniate coinvolti nella mia vita.

Per favore fatemi sentire la vostra vicinanza, scrivete lettere, fate telefonate, e fatemi un sacco di domande.

Quando non siete presenti, mi sento come se non fossi importante e come se in realtà non mi amaste.

Per favore evitate di litigare e mettetecela tutta per andare d’accordo l’uno con l’altro.

Cercate di trovare un’intesa sulle questioni che mi riguardano.

Quando litigate, penso che ho fatto qualcosa di sbagliato e mi sento in colpa.

Voglio amarvi entrambi e voglio godere del tempo che trascorro con ciascuno di voi.

Per favore valorizzate me e il tempo che trascorro con ciascuno di voi.

Se vi comportate da gelosi o arrabbiati, mi sento come se avessi bisogno di prendere
posizione e di amare di più un genitore rispetto all’altro.

Per favore comunicate direttamente tra di voi in modo che io non debba inviare messaggi avanti e indietro da un genitore all’altro.

Quando parlate dell’altro mio genitore, per favore dite solo le cose belle, o non dite niente.

Quando dite cose cattive sull’altro mio genitore, mi sento come se vi aspettaste che prenda le vostre parti”

(da”-What I need from my mom and dad – a child’s list of wants” from “Helping Children Understand Divorce” University of Missouri. Introduzione e traduzione a cura della dott.ssa Bottaro, http://idabottaro.blogspot.it/2009/11/di-cosa-ho-bisogno-da-mamma-e-papa.html)

TENETE PRESENTE CHE PER ME E’ DIFFICILE ESSERE “AMICO” DI DUE NEMICI.

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IL RUOLO DEI NONNI NELL’AFFIDAMENTO DEI FIGLI

 

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IL RUOLO DEI NONNI NELL’AFFIDAMENTO DEI FIGLI

Nella fase delicata della separazione e del divorzio i nonni sono di importanza fondamentale per i bambini che hanno particolare bisogno di essere sostenuti e supportati.
Rappresentano la storia della famiglia, punto di riferimento per i nipoti, offrono loro affetto e cure. Confidenti e compagni di gioco, risorsa per la famiglia in separazione.
Il bambino ha la possibilità di trovare a casa dei nonni un luogo dove rilassarsi e giocare.

I nonni sono un esempio e una guida per i nipoti, in alcuni casi di sostegno economico per la famiglia e di aiuto nella cura educativa e nello svolgimento delle attività quotidiane.
Contribuiscono ad alleviare le sofferenze del bambino garantendo una stabilità del rapporto.

Il genitore in fase di separazione a volte impedisce la frequentazione del figlio minore con i nonni dell’altro ramo genitoriale provocando grande sofferenza nel bambino già provato dalla perdita della coppia genitoriale di riferimento.

In questi casi la mediazione familiare aiuta i genitori a comprendere l’importanza per i figli di mantenere buoni rapporti con i nonni materni e paterni, basilari per il bambino in questa transizione impegnativa che si ritrova ad affrontare senza sua colpa.

Il D. Lgs. n. 154/2013 (pubblicato in G.U. 8 gennaio 2014, n. 5 e in vigore dal 7 febbraio 2014) ha introdotto una disposizione specifica l’art.317 bis c.c. che consacra il diritto dei nonni a mantenere rapporti significativi con i nipoti.
E’ la prima volta che si afferma esplicitamente questo, e lo si fa dentro il codice civile.

L’Art. 317-bis c.c. prevede, al primo comma, il “diritto” degli ascendenti di mantenere rapporti significati con i nipoti minorenni, e, al secondo comma, la possibilità, per l’ascendente, a cui fosse impedito l’esercizio di tale “diritto”, di ricorrere al giudice del luogo di residenza abituale del minore per ottenere i provvedimenti più idonei “nell’esclusivo interesse del minore” medesimo.

Il diritto che viene tutelato è quello dei minori di avere un sano rapporto con i nonni e non quello dei nonni di godere dei nipoti. Il nonno materno o paterno impedito o ostacolato nel rapporto con i nipoti potrà, dunque, ricorrere al giudice affinché siano adottati i provvedimenti più idonei per soddisfare “l’interesse del minore” di mantenere rapporti significativi con i nonni.

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LA SEPARAZIONE DAL PUNTO DI VISTA DEI FIGLI

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LA SEPARAZIONE DAL PUNTO DI VISTA DEI FIGLI

Una coppia in crisi non vuol dire necessariamente un bambino o un adolescente in crisi, purché i genitori, non più capaci di essere coppia, riescano ad avere buoni rapporti con i figli.

Il bisogno dei figli è quello di restare emotivamente legati ad entrambi i genitori, di credere che i genitori possano riconciliarsi, di esprimere la loro protesta per trovarsi, senza loro responsabilità, nel mezzo di un legame interrotto.
Il bisogno dei figli è che i genitori rimangano uniti nel loro ruolo e continuino a restare entrambi punto di riferimento.
Il dolore del figlio è la minaccia di perdere la coppia genitoriale di riferimento.
Il bisogno dei figli è di esprimere il sentimento che quel distacco dei genitori appare come rifiuto di se stessi.

Dunque, è necessario rispettare il modo di reagire dei figli in questa fase della loro vita caratterizzata da una transizione difficile.
Ai fini di essere sostenuti e legittimati, i genitori, spesso, esercitano violenze psicologiche sui figli: costringendoli a schierarsi, usandoli come mezzo per comunicare con il partner, denigrando l’altro genitore ai loro occhi, comperandosi il loro affetto con concessioni mai fatte prima, mendicando il loro amore mostrandosi vittima.

In questi casi la mediazione familiare può essere utile sotto molteplici aspetti:

Fornisce un luogo di incontro dove i genitori possono valutare i sentimenti e le necessità dei figli in modo costruttivo;

Stimola i genitori a concentrare l’attenzione su ognuno dei figli individualmente;

Accresce il loro livello di cooperazione;

Incoraggia ad essere uniti nel ruolo genitoriale entrambi presenti nella vita del figlio;

Aiuta i genitori a liberare i figli da conflitti di lealtà;

Aiuta i genitori sul modo in cui parlare ai figli circa gli accordi presi;

Tiene conto dei punti di vista e dei sentimenti dei figli.

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L’identità familiare e la flessibilità di fronte all’evento della separazione

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L’identità familiare e la flessibilità di fronte all’evento della separazione.

La famiglia è il luogo sociale nel quale si sviluppano e realizzano i processi di crescita dei suoi membri. Essa contribuisce a creare un senso di identità nei suoi componenti.
Nel corso del suo ciclo di vita deve trasformarsi in relazione alle diverse esigenze e alle diverse situazioni con le quali si confronta. La flessibilità è uno dei requisiti che distingue una famiglia sana da una famiglia patologica.
Fondamentale è che all’interno della famiglia siano chiari il ruolo o i ruoli che ognuno riveste.

Di fronte all’evento della separazione questa chiarezza viene meno.
Bisogna evitare che si crei nella rappresentazione interna del bambino una discrepanza tra la realtà che vive quotidianamente e l’idea che egli ha della famiglia dove la coppia madre padre rappresenta un binomio inscindibile.
“Un bambino si sente più forte di fronte ai compagni, agli amici, ai maestri, meno vulnerabile ed insicuro di fronte al mondo, se può esibire una famiglia forte e “forte” per la maggior parte dei bambini di questa età è sinonimo di “regolare”.

Una famiglia unita pone infatti minori problemi nelle relazioni con l’esterno (si conforma ad uno schema noto, condiviso e facilmente riconoscibile) e risponde meglio al processo di ricerca di identità del bambino che cerca di sistemare tutti i pezzi della sua storia in cui rientrano i nonni, gli zii, i parenti tutti ed ovviamente i genitori.
In seguito questa esigenza di “regolarità” sarà meno importante, perché andranno consolidandosi altre forme di identità più legate all’individuo e meno al gruppo familiare. In questo senso i bambini sono più conformisti degli adolescenti e degli adulti: lo sono per necessità di crescita” (Cfr. A. Oliverio Ferraris, Figli di famiglie divorziate e ricomposte: identità e storia familiare, in M. ANDOLFI (a cura di), La crisi della coppia, Cortina, 1999, 542)

L’identità familiare è pertanto una dimensione fondamentale, una sorta di carta di identità con cui il bambino si presenta al mondo. Esibire una famiglia unita è per un bambino senso di forza e sicurezza.
In conseguenza di questo quando una famiglia si scioglie, una delle misure da prendere consiste nell’aiutare i figli a ricomporre l’identità familiare. La nuova famiglia sarà una famiglia un po’ più complicata di quella precedente, ma pur sempre una famiglia, con un genitore esterno, e qualche volta nuovi fratelli, ma pur sempre una famiglia, con le sue figure di attaccamento i suoi personaggi e la sua storia, ma le cui origini non vanno ignorate o cancellate.

E’ possibile per un figlio appartenere a due famiglie se gli adulti lo aiutano a legare il passato con il presente.
Chiedere perciò ad un bambino di rinunciare al legame con il genitore separato è un grave errore assolutamente da evitare.
I bambini a cui viene fatto questo tipo di richiesta risultano i più angosciati.
E’ invece importante che gli adulti consentano ed incoraggino questo legame a meno che non esistano gravi motivi per operare diversamente.
Bisogna rispettare i tempi del “lutto” causato dalla perdita del precedente stile di vita. Non soltanto gli orfani anche i figli dei separati vivono delle perdite; la perdita della mancanza quotidiana di un genitore (Cfr. A. Oliverio Ferraris in M. ANDOLFI, La crisi della coppia, Raffaello Cortina Editore, 1999, 541-551)

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A presto!
Olga Frassetti
Mediatore Familiare A.I.Me.F.
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