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SENTIRSI OK CON SE STESSI E CON GLI ALTRI

posizioni-esistenziali1SENTIRSI OK CON SE STESSI E CON GLI ALTRI

Comunicare e relazionarsi in modo da rispettare se stessi e gli altri, sentirsi bene con se stessi ed in sintonia con gli altri… possiamo ogni volta che vogliamo, ogni qualvolta ci relazioniamo con qualcuno possiamo chiederci in che posizione mi trovo… ?

Berne afferma che il bambino piccolo, agli inizi del processo della formazione del copione, ha già assunto certe convinzioni su se stesso e sulla gente che lo circonda e in modo particolare sui suoi genitori. Queste convinzioni si riassumono in:
1) Io sono Ok, tu sei Ok
2) io non sono Ok, tu sei Ok
3) io sono Ok, tu non sei Ok
4) io non sono Ok, tu non sei Ok.
Queste quattro affermazioni sono note col nome di posizioni di vita.

La posizione di vita può essere definita come le convinzioni fondamentali di una persona su di sé e sugli altri, utilizzate per giustificare le proprie decisioni e il proprio comportamento.

Ogni gioco, copione e destino si basa su una di queste quattro posizioni basilari.
Il bambino che sceglie io sono Ok, tu sei Ok elaborerà probabilmente un copione vincitore.

Se il bambino assume la posizione io non sono Ok, tu sei Ok è probabile che scriverà una storia di vita banale o perdente.
Elaborerà il proprio copione intorno al tema dell’essere vittimizzato e del perdere di fronte agli altri.

Io sono Ok, tu non sei Ok può costituire la base di un copione che ha tutta l’aria di essere vincitore. Ma questo bambino avrà la convinzione di dover essere superiore e inferiorizzare gli altri. Potrà cercare di farlo per parte del tempo, raggiungendo i suoi desideri, ma solo con una continua lotta. Altre volte le persone intorno a lui si stancheranno di essere in posizione di inferiorità e lo rifiuteranno; allora lui passerà dalla posizione di apparente vincitore a quella di grave perdente.

La posizione io non sono Ok, tu non sei Ok è la base più probabile di un copione perdente in quanto il bambino scriverà il proprio copione incentrandolo sul tema del dare e ricevere il rifiuto.

Ognuno di noi arriva all’età adulta dopo aver scritto un copione basato su una delle quattro posizioni di vita.

Ognuno di noi trascorre la maggior parte del tempo in un quadrante preferito quando è nel copione. Sarà quello che abbiamo deciso nell’infanzia quale nostra posizione di base.

Io sono Ok, tu sei Ok: vado avanti con
Ogni qualvolta ho un’interazione a partire da questa posizione rinforzo la mia convinzione che io e gli altri nel mondo siamo Ok.
Io sono ok, tu sei ok è la posizione sana. Questa è l’unica posizione basata sulla realtà.

Io non sono Ok, tu sei Ok: vado via da
Se la mia posizione infantile è da io non sono ok, tu sei ok tenderò a vivere il mio copione prevalentemente a partire dalla posizione depressiva di sentirmi inferiore agli altri. Senza rendermene conto sceglierò delle sensazioni negative e dei comportamenti ripetitivi che confermino che questa è la mia giusta posizione nel mondo.

Io sono Ok, tu non sei Ok: mi libero di
Se la mia posizione infantile è da io sono ok, tu non sei ok significherà anche che vivrò il mio copione prevalentemente dalla posizione difensiva per cui cercherò di rimanere superiore agli altri (posizione paranoide).

Io non sono Ok, tu non sei Ok: niente da fare con
Se da bambino ho assunto una posizione di base io non sono ok, tu non sei ok il mio copione sarà vissuto principalmente a partire dalla posizione di inutilità. Qui io credo che il mondo e gli altri siano inutili, e anch’io. Se ho scritto un copione banale il mio schema sarà niente-da-fare-con la maggior parte delle cose che mi propongo di fare nella vita.

L’obiettivo finale è accrescere il tempo trascorso in I+ U+(io sono ok, tu sei ok) sino a che diventi la posizione preferita.

Le tre soprannominate posizioni — (io non sono ok, tu non sei ok), -+ (io non sono ok, tu sei ok) e +- (io sono ok, tu non sei ok) sono il frutto inconsapevole della nostra storia e la criticità interviene quando si verifica una “cristallizzazione”, una fissazione dell’individuo in una di queste tre posizioni nella maggior parte delle situazioni e dei contesti in cui vive.
La posizione ++ (io sono ok, tu sei ok), gestita dallo Stato dell’IO Adulto, può essere il risultato di una scelta consapevole, voluta; è quindi opportuno decidere che le nostre relazioni con gli altri si fondino sul riconoscimento reciproco, ascolto, valorizzazione e stima pur nella differenza di conoscenze, di talenti, capacità, unicità e specificità del carattere.
Siamo esperti in certe cose e ignoranti in certe altre, complicati, interessanti, meritevoli, ugualmente importanti o insignificanti, ciò che sappiamo in un certo campo è compensato da ciò che non sappiamo in un altro.

In questo articolo ho fatto riferimento all’Analisi Transazionale (A.T.) modello che utilizzo per comprendere e gestire il vissuto che la coppia porta in mediazione familiare.
Se hai domande mandami una e.mail e ti risponderò, oppure chiamami per prendere un appuntamento, i miei recapiti li trovi sul sito, www.mediazionecoaching.net, o semplicemente puoi aspettare che pubblichi un mio nuovo audio o articolo.
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A presto!

Olga Frassetti
Mediatore Familiare A.I.Me.F.
© Riproduzione riservata

GIOCHI PSICOLOGICI NEI RAPPORTI DI COPPIA

giochi Giochi Psicologici nei Rapporti di coppia [L’Analisi transazionale in mediazione familiare]

Che cosa è un Gioco psicologico?
Mettere in atto un gioco psicologico, in base al modello dell’Analisi Transazionale, significa impostare le relazioni affettive su uno schema ripetitivo di comportamenti, la cui conclusione comporta sempre un’emozione negativa: rabbia, tristezza, impotenza, sconforto.
I giochi psicologici, sono esperienze spiacevoli, fonte di sofferenza e di situazioni conflittuali, come tensioni, litigi, fino a separazioni dolorose.
All’interno del gioco la persona ricopre un ruolo e invita l’altra a impersonarne uno complementare.
A tal fine sceglie, inconsapevolmente, il partner tra coloro che sono in grado di interpretare un ruolo che possa intrecciarsi con il proprio.

Facciamo un esempio:
Carlo e Anna si innamorano e decidono di vivere insieme. La loro relazione parte bene, ma con il passare del tempo Carlo incomincia a far soffrire Anna, ignorando i suoi bisogni e le sue emozioni, la svaluta e la trascura. Anna continua a stare con Carlo nonostante tutto, scusa il suo comportamento e accetta il disinteresse di Carlo per quasi tre anni. Finché senza preavviso Anna lascia Carlo per un altro.
Carlo rimane stupito e sorpreso chiedendosi come mai è successo questo. Rintraccia Anna chiedendole di tornare, più lui la prega, più lei lo rifiuta duramente. La cosa strana è che tutto questo a Carlo è già successo altre volte. Ha già avuto altri tre rapporti e tre rifiuti che hanno seguito lo stesso schema. Ogni volta dice a se stesso “mai più” ma la cosa si ripete. Carlo sta giocando il Gioco “Prendimi a calci”.
Anche Anna ha già vissuto tutto questo, ha avuto svariati rapporti con uomini prima di incontrare Carlo. Sembra individuare uomini che sono gentili con lei all’inizio del rapporto e poi incominciano a trattarla male. Ogni volta lei accetta il comportamento per un po’, per poi cambiare improvvisamente idea e di colpo rifiutare il partner dicendo a se stessa “Gli uomini sono tutti uguali”. Non appena ricomincia una nuova relazione l’intera sequenza viene riproposta di nuovo da Anna. Il Gioco di Anna è chiamato “Ti ho beccato figlio di puttana”.

I Giochi sono ripetitivi, ogni persona gioca il suo gioco preferito più e più volte nel tempo. Gli altri giocatori possono cambiare ma lo schema rimane lo stesso.
I Giochi sono giocati senza consapevolezza.
In ogni gioco c’è qualcosa che succede a livello psicologico di diverso da quello che succede a livello sociale.

Cosa realizza una persona attraverso un Gioco?
La persona agisce così pensando di evitare il cambiamento.
Tanto maggiori sono i Giochi che la persona mette in atto tanto più grande è il disagio che vive.
Nell’effettuare un gioco seguiamo delle strategie superate, adottate da bambini per ottenere quello che volevamo dal mondo. Nella vita adulta abbiamo altre opzioni che ci possiamo vivere per ottenere ciò che vogliamo in modo positivo senza aver bisogno di svalutare e manipolare la realtà.

In questo articolo ho fatto riferimento all’Analisi Transazionale (A.T.) modello che utilizzo per comprendere e gestire il vissuto che la coppia porta in mediazione familiare.
Se hai domande mandami una e.mail e ti risponderò, oppure chiamami per prendere un appuntamento, i miei recapiti li trovi sul sito, www.mediazionecoaching.net, o semplicemente puoi aspettare che pubblichi un mio nuovo audio o articolo.

Bibliografia “L’Analisi Transazionale” di Ian Stewart e Vann Joines; “Nati per vincere” di James Muriel e Jongeward Dorothy.
A presto!
Olga Frassetti
Mediatore Familiare A.I.Me.F.
© Riproduzione riservata

Perché se ho realizzato “tutto ciò” sto così male?

copione-di-vita-150x150Perché se ho realizzato “tutto ciò” sto così male? [Il Copione- L'Analisi Transazionale in Mediazione Familiare]

Ho deciso di affrontare l’argomento del Copione in Analisi Transazionale in quanto il concetto di copione mi aiuta a comprendere come le persone in mediazione familiare prendono decisioni a partire da come hanno letto la realtà intorno a loro.
Perché l’Analisi Transazionale è utile in mediazione familiare?
I principi di questo modello di psicoterapia sono 3:
1. Ogni persona è OK ed ha valore a prescindere dai suoi comportamenti ed il suo contributo nel percorso di mediazione familiare è tanto importante quanto quello del mediatore familiare nella diversità di competenze.
2. La persona ha la capacità di pensare, i clienti possiedono una propria saggezza per cui l’intervento mira a valorizzare le loro risorse e a riattivarne le potenzialità.
3. Utilizza un linguaggio semplice di facile comprensione grazie al quale vengono spiegati e condivisi con la coppia in mediazione i concetti principali.

L’Analisi Transazionale rappresenta un approccio valido a cui fare riferimento nel processo di mediazione familiare. Offre un modello teorico chiaro, strumenti pratici e strategie appropriate di intervento per impostare il lavoro con la coppia, formulando ipotesi e conducendo il lavoro sulla base di contratti concordati e condivisi.
Nel rapportarsi con la coppia il mediatore avvia relazioni Ok/Ok nelle quali entrambe le parti sono in una posizione di uguaglianza nello stabilire le proprie rispettive competenze, i propri bisogni, i desideri e le emozioni.
L’approccio contrattuale è uno degli aspetti più validi dell’A.T. in quanto consente di definire, in accordo con la coppia, l’obiettivo del percorso di mediazione familiare e di valutare i progressi in itinere.

L’A.T. quale teoria dello sviluppo infantile spiega con il concetto di copione come gli schemi di vita di adulti abbiano origine nell’infanzia ed elabora spiegazioni sui motivi per cui tali strategie infantili anche se autolesioniste o dolorose siano continuamente riproposte. Ciascuno di noi nell’infanzia scrive una storia per se stesso; questa storia ha un inizio, un proseguimento ed una fine. Noi scriviamo il copione di base negli anni della primissima infanzia (0-6). Da adulti, di solito, non siamo più consapevoli della storia di vita che abbiamo scritto per noi. Tuttavia è molto facile che la seguiremo fedelmente: senza esserne consapevoli, è probabile che imposteremo la nostra vita in modo da avvicinarci sempre più alla scena finale che da bambini abbiamo deciso di vivere.

Gli esseri umani hanno, dunque, degli schemi mentali, dei modelli comportamentali che tendono ad utilizzare in modo ripetitivo ed automatico, acquisiti durante l’infanzia, quando si trovano a dover affrontare una situazione nuova, un cambiamento, un imprevisto, entrano in crisi poiché perdono i modelli di riferimento consolidati negli anni.
Da adulti può avvenire che siamo tuttora convinti che qualsiasi minaccia alla nostra immagine infantile del mondo sia una minaccia alla soddisfazione dei nostri bisogni o alla nostra sopravvivenza. Così può accadere che talvolta distorciamo la nostra percezione della realtà affinché collimi con il nostro copione. Questo processo viene chiamato ridefinizione.
Uno dei modi per garantirci che il mondo sembri adeguarsi al nostro copione è quello di ignorare selettivamente le informazioni di cui disponiamo in una data situazione che contraddirebbero il nostro copione. E’ quella che viene chiamata svalutazione.

Da 0 a 3 anni si forma il protocollo di copione, costituito dalle primissime esperienze, tutte somatiche. Il bambino nasce con dei bisogni fondamentali quali ad esempio il bere, il mangiare, il dormire, l’evacuare. Non essendoci nessuno in grado di soddisfare completamente i suoi bisogni, come ad esempio il bisogno di contatto, decide di costruirsi il proprio copione.
Il bambino prende la decisione di costruirsi il proprio copione quando non vengono soddisfatti, o vengono frustrati, i propri bisogni. In altre parole il copione nasce come risposta al proprio bisogno.
Le esperienze che originano il copione hanno origine da traumi naturali.
Il desiderio di accudimento nel bambino è totale, ma poiché vive con genitori finiti, si genera il trauma. Il genitore che ha la migliore intenzione rende il figlio insano. L’esperienza traumatica deriva dal desiderio di totalità che è impossibile. La Totalità e la Finitudine…il dolore viene.
Esiste una soluzione tra la totalità e la finitudine? No
Il bambino che cosa si inventa per togliersi dal dolore? Si da una spiegazione: pseudo-soluzioni.
Cosa organizza il bambino per togliersi dal dolore? Il bambino cerca di togliersi dal dolore e ciò che organizza sono le soluzioni di copione, pseudo-soluzioni, eliminare il dolore, contrasto tra la totalità e la parzialità, tra il desiderabile ed il reale.
Si è liberi dal copione imparando a “soddisfare” tali bisogni in una modalità adulta.
Anche se da adulto si realizzerà la propria meta, non ci si sentirà pienamente soddisfatti in quanto è il bambino che sente il bisogno di carezze e di attenzioni da parte dei propri genitori. E’ importante sapere che questo bisogno sarà irrealizzabile.

Conoscere il copione del cliente serve all’operatore per mettere dei paletti per non colludere con lui evitando di rinforzare il suo copione.

È probabile predire se una persona entrerà nel copione in un dato momento se ci sono due fattori:
1.Quando la situazione nel qui-e-ora è percepita come fonte di stress.
2.Quando c’è qualche rassomiglianza tra la situazione qui-e-ora e una situazione di stress dell’infanzia.
Maggiore è lo stress, più è probabile che la persona entri nel copione.
Eric Berne parla di segnali di copione, cioè segnali somatici che indicano che una persona è entrata nel copione. Può essere un profondo sospiro, un cambiamento di posizione o la tensione di una parte del corpo. Alcuni terapeuti si specializzano in bodyscript (il copione del corpo).

I copioni in termini di contenuto si classificano in tre categorie: Vincenti, Perdenti, Non Vincenti o banali (in base alle mete prefissate).
Il copione vincente è di una persona che realizza il suo obiettivo dichiarato in modo agevole, felice e fluido. Vincente è sempre rispetto all’obiettivo che la persona si pone.
Il copione perdente o amartico è di una persona che non realizza l’obiettivo dichiarato.
Il copione non vincente o banale, è proprio di persone che tirano a campare giorno per giorno, non fanno nessuna grande vincita, ma neanche nessuna grande perdita, non corrono rischi. Questo tipo di copione è spesso chiamato banale.

Il parametro diceva Berne è che si può distinguere un vincitore da un perdente chiedendogli cosa farebbe se perdesse. Un vincitore lo sa ma non lo dice. Un perdente non lo sa, e sa solo parlare di vincere.
Un vincitore ha sempre ulteriori opzioni, ed è così che vince. Se una cosa non funziona, fa qualcos’altro fino a che riesce.
Un non vincitore talvolta vince e talvolta perde, ma non molto in nessuna delle due direzioni, perché non corre rischi. Gioca sul sicuro, ed è così che rimane un non vincitore
Nei copioni vincenti molte persone si trovano in uno stato di confusione e non capiscono perché stanno male. “Perché se ho realizzato “tutto ciò” sto così male?”. Il motivo è che quel “tutto ciò” lo ha scelto il bambino. Per Berne è importante fare scelte adulte. “Stai affrontando la vita con la capacità che hai ora?”. La vita è un divenire costante. Oggi che ho 40 anni ho più capacità di quante ne avevo all’età di 30, ed a 50 anni avrò più capacità di quelle che ho adesso (ciclo della vita).

Come si mantiene il Copione?
Il copione si mantiene attraverso azioni interne: passivizzarsi (ciò che la persona fa con se stessa) e azioni esterne: Giochi-Racket-Simbiosi (ciò che la persona fa con gli altri). Obiettivo dei Giochi, dei Racket e delle Simbiosi non è crescere ma aumentare la prevedibilità.[Di questo ne parlerò nei prossimi articoli].

Berne voleva essere come un chirurgo che taglia con precisione là dove è subentrato il male, permettendo quindi al corpo di guarire. La guarigione psicoterapeutica in una seduta era il suo sogno! Lo scopo fondamentale della Analisi Transazionale è essere autonomi. Essere autonomo significa essere in grado di governare se stesso e di determinare il proprio destino, essere in grado di assumersi la responsabilità delle proprie azioni e dei propri sentimenti e di abbandonare i modelli di comportamento ingiustificati e non adatti al “qui e ora”. Una persona realmente autonoma (Berne, 2001 A che gioco giochiamo) è quella che dimostra di possedere e recuperare tre capacità: consapevolezza, spontaneità, intimità. Consapevolezza significa sapere cosa sta accadendo ora. Le persone consapevoli sanno dove stanno, cosa stanno facendo e quali sentimenti provano in proposito. Una persona autonoma è spontanea e flessibile, non follemente impulsiva; vede tutte le scelte che può fare e adotta il comportamento che le sembra più opportuno, in rapporto alla situazione e propri scopi personali. Spontaneità è aver fatto esperienza nel corpo che mentre sono e sento dei vissuti posso agire dei comportamenti diversi. L’intimità è l’espressione dei sentimenti di calore, di tenerezza, di comunione con gli altri, che sono propri del Bambino Naturale. La persona autonoma, quando crede affronta il rischio dell’amicizia e dell’intimità. Alla persona autonoma interessa, “essere”; e dunque gli interessa esprimere tutte le proprie capacità e incoraggia gli altri a fare altrettanto; gli interessa proiettare le proprie possibilità nel futuro, con obiettivi realistici che danno scopo alla vita.

L’utilità dell’Analisi transazionale in mediazione familiare è far comprendere alla coppia l’importanza di lavorare su se stessi in modo nuovo per non ripetere il percorso del giorno prima, del mese prima, dell’anno prima. Aiutare i clienti a vedere le cose a ventaglio aperto, permette di evitare la rigidità mentale e porta alla soluzione dei problemi.

In questo articolo ho fatto riferimento all’Analisi Transazionale (A.T.) modello che utilizzo per comprendere e gestire il vissuto che la coppia porta in mediazione familiare.
Se hai domande mandami una e.mail e ti risponderò, oppure chiamami per prendere un appuntamento, o semplicemente puoi aspettare che pubblichi un mio nuovo audio o articolo.
Bibliografia “L’Analisi Transazionale” di Ian Stewart e Vann Joines; “Nati per vincere” di James Muriel e Jongeward Dorothy.
A presto!

Olga Frassetti

Mediatore Familiare A.I.Me.F.

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