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LA RAGAZZA-VENERDI’- ASSISTENTE dell’uomo (come il fedele servitore di Robinson Crusoe)

robinson crousouLA RAGAZZA-VENERDI’- ASSISTENTE dell’uomo (come il fedele servitore di Robinson Crusoe) – Il Copione banale nella donna

Succede spesso che uomini e donne si sentano incompleti se non hanno un partner del sesso opposto e quindi cercano continuamente un altro per completarsi e si sentono non ok se non sono parte di una relazione.

Come due tessere di un puzzle o due metà di un tutto, uomini e donne spesso indirizzano la loro energia nella ricerca di qualcuno con cui appaiarsi, o si aggrappano, pieni di timori ad una relazione di dipendenza già consolidata.

Come uomini e come donne siamo portati dalla società a sviluppare certe parti della nostra personalità e a soffocare lo sviluppo di altre. Questa programmazione induce a un modo di agire nella vita che è predeterminato, artificioso e ripetitivo e che è stato indicato come copione banale. Questi copioni ordinari, banali, di ruolo sessuale pervadono ogni momento della nostra vita quotidiana.
Le donne sono programmate per essere l’altra metà complementare, produttiva degli uomini. Più precisamente, gli uomini sono metà incomplete, che le donne devono completare e non viceversa. Le donne sono istruite a essere adattabili e ad avere un forte Genitore affettivo. Non si chiede loro di avere un Adulto forte. Non è necessario che la donna pensi in modo logico e razionale. Anzi perché possa svolgere la sua funzione di ASSISTENTE dell’uomo o di ragazza-venerdì (come il fedele servitore di Robinson Crusoe), per promuovere il volontariato e il lavoro casalingo non remunerato, è importante che la donna non sviluppi il suo Adulto.

I copioni banali passano inosservati, come l’acqua del lavandino che scompare nello scarico. La banalità della vita di tutti i giorni passa inosservata perché è così comune. La donna ombra è abbastanza contenta finché il suo uomo apprezza sinceramente il suo ruolo, ma non appena lui comincia a darlo per scontato lei diventa gelosa e risentita e pensa di non essere ok proprio per questo.

Ingiunzioni e attribuzioni:
Sii di aiuto.
Stai dietro al tuo uomo.
Decisione:
Non fare ombra al proprio uomo.
Giochi:
“Magnifico professore”.
“Lieto di essere utile”.
“Se non fosse per te”.
Antitesi di copione:
La donna ombra può cominciare a dire al suo uomo di assumere una segretaria e una cameriera.

L’antitesi di copione è una specie di istruzione per far si che le persone vadano in un’altra direzione e, quindi, non si auto-distruggano. L’antitesi al copione significa mettere in atto un comportamento diverso. Questo comportamento generalmente deve essere suggerito da un esperto che, dopo aver conosciuto la persona e dopo aver analizzato il suo copione, riesce ad individuare il comportamento adatto all’interruzione della dinamica copionale.

L’antidoto al copione sono i permessi che ogni persona può darsi. È necessario che la donna si riappropri della sua capacità di pensare in modo razionale, smettendo di dare affetto e carezze che non vengono ricambiate e soprattutto smettendo di amare un uomo che non la ama nella stessa misura.

In questo articolo ho fatto riferimento all’Analisi Transazionale (A.T.) modello che utilizzo per comprendere e gestire il vissuto che la coppia porta in mediazione familiare.
Se hai domande mandami una e.mail e ti risponderò, oppure chiamami per prendere un appuntamento, i miei recapiti li trovi sul sito, www.mediazionecoaching.net, o semplicemente puoi aspettare che pubblichi un mio nuovo audio o articolo.
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Bibliografia “Copioni di vita” di Claude M. Steiner
A presto!
Olga Frassetti
Mediatore Familiare A.I.Me.F.
© Riproduzione riservata

SENTIRSI OK CON SE STESSI E CON GLI ALTRI

posizioni-esistenziali1SENTIRSI OK CON SE STESSI E CON GLI ALTRI

Comunicare e relazionarsi in modo da rispettare se stessi e gli altri, sentirsi bene con se stessi ed in sintonia con gli altri… possiamo ogni volta che vogliamo, ogni qualvolta ci relazioniamo con qualcuno possiamo chiederci in che posizione mi trovo… ?

Berne afferma che il bambino piccolo, agli inizi del processo della formazione del copione, ha già assunto certe convinzioni su se stesso e sulla gente che lo circonda e in modo particolare sui suoi genitori. Queste convinzioni si riassumono in:
1) Io sono Ok, tu sei Ok
2) io non sono Ok, tu sei Ok
3) io sono Ok, tu non sei Ok
4) io non sono Ok, tu non sei Ok.
Queste quattro affermazioni sono note col nome di posizioni di vita.

La posizione di vita può essere definita come le convinzioni fondamentali di una persona su di sé e sugli altri, utilizzate per giustificare le proprie decisioni e il proprio comportamento.

Ogni gioco, copione e destino si basa su una di queste quattro posizioni basilari.
Il bambino che sceglie io sono Ok, tu sei Ok elaborerà probabilmente un copione vincitore.

Se il bambino assume la posizione io non sono Ok, tu sei Ok è probabile che scriverà una storia di vita banale o perdente.
Elaborerà il proprio copione intorno al tema dell’essere vittimizzato e del perdere di fronte agli altri.

Io sono Ok, tu non sei Ok può costituire la base di un copione che ha tutta l’aria di essere vincitore. Ma questo bambino avrà la convinzione di dover essere superiore e inferiorizzare gli altri. Potrà cercare di farlo per parte del tempo, raggiungendo i suoi desideri, ma solo con una continua lotta. Altre volte le persone intorno a lui si stancheranno di essere in posizione di inferiorità e lo rifiuteranno; allora lui passerà dalla posizione di apparente vincitore a quella di grave perdente.

La posizione io non sono Ok, tu non sei Ok è la base più probabile di un copione perdente in quanto il bambino scriverà il proprio copione incentrandolo sul tema del dare e ricevere il rifiuto.

Ognuno di noi arriva all’età adulta dopo aver scritto un copione basato su una delle quattro posizioni di vita.

Ognuno di noi trascorre la maggior parte del tempo in un quadrante preferito quando è nel copione. Sarà quello che abbiamo deciso nell’infanzia quale nostra posizione di base.

Io sono Ok, tu sei Ok: vado avanti con
Ogni qualvolta ho un’interazione a partire da questa posizione rinforzo la mia convinzione che io e gli altri nel mondo siamo Ok.
Io sono ok, tu sei ok è la posizione sana. Questa è l’unica posizione basata sulla realtà.

Io non sono Ok, tu sei Ok: vado via da
Se la mia posizione infantile è da io non sono ok, tu sei ok tenderò a vivere il mio copione prevalentemente a partire dalla posizione depressiva di sentirmi inferiore agli altri. Senza rendermene conto sceglierò delle sensazioni negative e dei comportamenti ripetitivi che confermino che questa è la mia giusta posizione nel mondo.

Io sono Ok, tu non sei Ok: mi libero di
Se la mia posizione infantile è da io sono ok, tu non sei ok significherà anche che vivrò il mio copione prevalentemente dalla posizione difensiva per cui cercherò di rimanere superiore agli altri (posizione paranoide).

Io non sono Ok, tu non sei Ok: niente da fare con
Se da bambino ho assunto una posizione di base io non sono ok, tu non sei ok il mio copione sarà vissuto principalmente a partire dalla posizione di inutilità. Qui io credo che il mondo e gli altri siano inutili, e anch’io. Se ho scritto un copione banale il mio schema sarà niente-da-fare-con la maggior parte delle cose che mi propongo di fare nella vita.

L’obiettivo finale è accrescere il tempo trascorso in I+ U+(io sono ok, tu sei ok) sino a che diventi la posizione preferita.

Le tre soprannominate posizioni — (io non sono ok, tu non sei ok), -+ (io non sono ok, tu sei ok) e +- (io sono ok, tu non sei ok) sono il frutto inconsapevole della nostra storia e la criticità interviene quando si verifica una “cristallizzazione”, una fissazione dell’individuo in una di queste tre posizioni nella maggior parte delle situazioni e dei contesti in cui vive.
La posizione ++ (io sono ok, tu sei ok), gestita dallo Stato dell’IO Adulto, può essere il risultato di una scelta consapevole, voluta; è quindi opportuno decidere che le nostre relazioni con gli altri si fondino sul riconoscimento reciproco, ascolto, valorizzazione e stima pur nella differenza di conoscenze, di talenti, capacità, unicità e specificità del carattere.
Siamo esperti in certe cose e ignoranti in certe altre, complicati, interessanti, meritevoli, ugualmente importanti o insignificanti, ciò che sappiamo in un certo campo è compensato da ciò che non sappiamo in un altro.

In questo articolo ho fatto riferimento all’Analisi Transazionale (A.T.) modello che utilizzo per comprendere e gestire il vissuto che la coppia porta in mediazione familiare.
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Il trauma che provoca un blocco…[La passività in Analisi Transazionale]

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tre-scimmiette-1Il trauma che provoca un blocco…[La passività in Analisi Transazionale]

Succede a tutti …una malattia, un incidente, un piccolo trauma che ti costringe a fermarti… rallenta i tuoi progetti, porta a mettere in discussione se stessi, mina la propria fiducia, alcune volte spegne completamente.

Il trauma non deve essere grande, anche se potrebbe essere, ma anche un piccolo trauma, è proprio quello che sto vivendo in questi giorni e che mi ha portato a voler affrontare il tema della PASSIVITA’ in ANALISI TRANSAZIONALE.

Come faccio a capire se il problema che sto vivendo lo sto affrontando con serenità o invece mi sto passivizzando?

Qual’è la DIFFERENZA TRA PASSIVITA’ E SERENITA’?
La passività è uno stato in cui io NON mi riconosco capace, mentre la serenità è riconoscersi capace parzialmente.
La serenità è un addestramento a stare nella parzialità diversamente da come ci è stato insegnato.

COME CI SI PASSIVIZZA DI FRONTE AD UN PROBLEMA?
Ci sono due modi per passivizzarsi, non usare le proprie risorse di persona adulta o non usare le proprie risorse di persona adulta in modo conforme all’età.

Ogniqualvolta incontro un problema ho due opzioni: posso usare tutto il potere del mio pensiero, delle mie emozioni e delle azioni adulte per risolverlo, oppure posso entrare nel copione effettuando una svalutazione.
La svalutazione è un ignorare inavvertitamente delle informazioni pertinenti alla soluzione di un problema.

Facciamo un esempio: immaginate che seduta in un ristorante affollato io cominci a sentire sete e voglia avere un bicchiere d’acqua.
Cerco di attrarre l’attenzione del cameriere, ma lui non me ne presta alcuna. Faccio nuovamente un gesto. Nessuna risposta.
In questo momento entro nel copione. Senza esserne consapevole comincio a riproporre quel tempo della mia infanzia in cui avevo chiamato mia madre e lei non era venuta.
Sovrappongo la faccia di mia madre a quella del cameriere che non risponde.
Per arrivare a questa conclusione ho dovuto ignorare qualche informazione sulla realtà qui-e-ora.
Ho svalutato svariate opzioni che ho da persona adulta, opzioni che non avevo da bambina.
Ogni svalutazione è accompagnata da grandiosità, vale a dire da una esagerazione di qualche caratteristica della realtà.
In pratica una caratteristica della situazione è ignorata o sminuita attraverso la svalutazione, allo stesso modo un’altra caratteristica è ingrandita fuori misura attraverso la grandiosità.

Ci sono quattro tipi di comportamento che indicano sempre che una persona sta effettuando una svalutazione.
I quattro comportamenti passivi sono: astensione, iper-adattamento, agitazione, violenza.

ASTENSIONE
Nell’astensione invece di usare energia per intraprendere un’azione che risolva il problema, la persona la utilizza per impedirsi di agire.
Una persona che esibisce questo comportamento passivo si sente a disagio e vive se stessa come una persona che non pensa.
Sta svalutando la propria capacità di fare qualsiasi cosa riguardo alla situazione.
Usa energia psichica per bloccarsi e paralizzarsi, quindi è un impegno notevole l’astensione.
Usiamo l’astensione quando usiamo l’energia psichica per impedirci di agire all’interno di un problema.

IPER-ADATTAMENTO
La persona iper-valuta i bisogni degli altri e svaluta i bisogni propri e si illude che attraverso la realizzazione dei bisogni degli altri i propri saranno soddisfatti.
Quando una persona si iper-adatta si adegua a ciò che crede siano i desideri degli altri. Lo fa senza verificare con gli altri quali siano i loro desideri nella realtà e senza nessun riferimento a quelli che sono i propri desideri.
A differenza della persona che non fa niente, la persona iper-adattata vive se stessa come una persona che pensa mentre agisce passivamente.
Tuttavia il suo pensare deriva in realtà da una contaminazione.
Una persona iper-adattata spesso sarà vissuta dagli altri come fonte d’aiuto, adattabile o accomodante.
A causa di questa accettabilità sociale e per via del fatto che la persona “sembra” pensare, l’iper-adattamento è il più difficile da individuare tra i quattro comportamenti passivi.
La persona che si iper-adatta svaluta la propria capacità di agire sulla base delle proprie opzioni. Segue invece le opzioni che crede gli altri desiderino.

AGITAZIONE
Nell’agitazione la persona svaluta la propria capacità di agire per risolvere un problema. Si sente acutamente a disagio, intraprende una attività inutile e ripetitiva nel tentativo di alleviare il suo disagio.
L’energia è diretta sull’attività agitata invece che nell’azione per risolvere il problema. Durante l’agitazione la persona non sente che sta pensando.
Molte abitudini comuni comportano agitazione.
Ne sono esempi mangiarsi le unghie, fumare, torcersi i capelli, mangiare forzatamente, tamburellare con le dita, agitare i piedi.

VIOLENZA
La realtà è percepita come estremamente limitante, gli altri nella loro possibilità di dare percepiti come estremamente limitanti e se stesso nella possibilità di godimento percepito come limitante.
Io cerco di non sentire il limite nella realtà, negli altri e in me stesso rendendomi incapace di stare nel limite.
Nella violenza la persona non riconosce il limite presente in sé, negli altri e nella realtà pertanto attacca sé o gli altri o la realtà.
Lascia esplodere dell’energia diretta verso se stessa o gli altri in un disperato tentativo di costringere l’ambiente a risolvere il problema in sua vece.

Le persone hanno un desiderio recondito, mantenere il copione piuttosto che esplorare le proprie potenzialità e capacità.
Il modo con cui mantengo il copione è dunque attraverso azioni esterne ossia rackets, giochi e simbiosi (temi trattati in precedenti articoli) e attraverso azioni interne ossia tramite la passività.
Da quanto una persona procrastina, somatizza, si lamenta, si deresponsabilizza noi possiamo capire quanto è dentro il suo copione, ciò vuol dire che dentro di sé sta attivando la passività ossia i comportamenti passivi.
Per realizzare il nostro pieno potenziale di adulti dobbiamo aggiornare quelle strategie per affrontare la vita che decidemmo di utilizzare da bambini. Dobbiamo uscire dal nostro copione e raggiungere l’autonomia. Le sue componenti sono la consapevolezza, la spontaneità, l’intimità. Questo implica la capacità di risolvere i problemi utilizzando le piene risorse adulte della persona.

Scegliendo di fare ciò che non è automatico o familiare, scegliendo azioni intenzionali e non familiari ho prodotto i miei risultati, anche quando era contro-intuitivo.
Ci è voluto un po’ di tempo, ma mi sono svegliata e mi sono completamente ri-scoperta di nuovo. In realtà in molti modi la mia vita oggi è completamente allineata con chi più sono.

Grazie da Olga Frassetti, se hai domande mandami una e.mail e ti risponderò oppure chiamami per prendere un appuntamento, i miei recapiti li trovi sul sito, www.mediazionecoaching.net, o semplicemente puoi aspettare che pubblichi un mio nuovo audio o articolo.
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Bibliografia “L’Analisi Transazionale” di Ian Stewart e Vann Joines; “Nati per vincere” di James Muriel e Jongeward Dorothy.

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LA COMUNICAZIONE SECONDO L’A.T.

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LA COMUNICAZIONE SECONDO L’A.T.

L’analisi transazionale è una teoria psicologica secondo cui ogni comunicazione avviene su due livelli che si influenzano reciprocamente, il contenuto (il “cosa” si dice) e la forma (il “come” lo si dice).
Si comunica secondo segnali verbali e non verbali e se il verbale è contraddetto dal non verbale ne è inficiato.

Ciascuno di noi è responsabile dei propri comportamenti. Il comportamento è l’insieme delle influenze, dei messaggi e delle esperienze, che ciascuno di noi ha catalogato della nascita in poi. Buona parte delle azioni che compiamo sono perciò automatiche anche se pensiamo di farle in completa consapevolezza e con l’autodeterminazione più assoluta.
Studiando le transazioni, ovvero lo scambio che si verifica tra due individui che comunicano Berne ha individuato elementi profondi della personalità, denominati Stati dell’Io.

CHE COSA E’ UNO STATO DEL’IO
Uno stato dell’Io è un insieme di comportamenti, pensieri, emozioni ed azioni tra loro collegati con cui un soggetto entra in relazione con l’ambiente esterno.
E’ un modo attraverso il quale noi manifestiamo la nostra personalità in un dato momento. Il modello degli stati dell’Io fornisce una lettura della comunicazione che ci aiuta a comprendere come funzioniamo e come esprimiamo la nostra personalità in termini di comportamento.

Teoria psicologica che studia l’individuo all’interno dell’ambiente in cui vive attraverso i comportamenti che manifesta.
Secondo l’A.T. la struttura di personalità umana è composta di tre stati dell’Io che si esprimono, agiscono ed entrano in relazione con gli altri nelle diverse relazioni. Attraverso l’utilizzo dei tre stati dell’Io noi esprimiamo la nostra personalità.

Ci sono 3 stati dell’Io: GENITORE-ADULTO-BAMBINO.
Ciascuno di essi prevale in situazioni ed interazioni diverse:
Se la persona si comporta, pensa e sente in modi che sono una risposta diretta a quello che sta avvenendo intorno a lei, “qui e ora”, utilizzando le risorse a sua disposizione, comportandosi in maniera adeguata a quella precisa situazione, è nel suo stato dell’Io ADULTO.
Utilizzo lo stato dell’Io ADULTO quando elaboro informazioni come un uomo o una donna della mia età. La realtà è soggettiva arrabbiarmi per la diversità dell’altro è l’emblema del non essere ADULTO.

Se la persona si comporta, pensa e sente in modi che sono una copia di quelli dei suoi genitori, o di altre persone significative della sua infanzia, sta nello stato dell’Io GENITORE.

Se si comporta, pensa e sente in modi che utilizzava quando era bambino, sta nello stato dell’Io BAMBINO.

Lo stato dell’Io ADULTO è la parte della personalità che si struttura per ultima, nelle fasi evolutive dell’individuo.
L’ADULTO media tra i vari stati della personalità, è capace di gestire le emozioni, non esclude le voci interne provenienti dal GENITORE (senso del dovere, valori, affetto) o dal BAMBINO (emozioni), ma le elabora scegliendo consapevolmente il comportamento più adatto alla situazione concreta.

Per una personalità equilibrata e per costruire relazioni sane, abbiamo bisogno di tutti i tre stati dell’Io. Si ha bisogno dell’ADULTO per affrontare la vita in modo competente ed efficace; del GENITORE per elaborare un insieme di norme e regole per la convivenza sociale: del BAMBINO per potersi esprimere spontaneamente e sfruttare l’intuito e l’emotività.

Una persona emotivamente sana è capace di investire energeticamente lo stato dell’Io di sua scelta.
Sceglie quello stato dell’Io che le pare più utile in una determinata situazione.
“Le nostre relazioni vanno bene se utilizziamo rispettivamente lo stato dell’io più appropriato a una determinata situazione.
Sono disturbate se agiamo o reagiamo con uno stato dell’io inadeguato.
Il reagire in modo inadeguato dipende dalla mia posizione esistenziale.” (Cfr. A. GRUN, Terapia dei pensieri, Queriniana, 2011, 66).
Tratterò delle posizioni esistenziali in un prossimo audio o articolo.

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GIOCHI PSICOLOGICI NEI RAPPORTI DI COPPIA

giochi Giochi Psicologici nei Rapporti di coppia [L’Analisi transazionale in mediazione familiare]

Che cosa è un Gioco psicologico?
Mettere in atto un gioco psicologico, in base al modello dell’Analisi Transazionale, significa impostare le relazioni affettive su uno schema ripetitivo di comportamenti, la cui conclusione comporta sempre un’emozione negativa: rabbia, tristezza, impotenza, sconforto.
I giochi psicologici, sono esperienze spiacevoli, fonte di sofferenza e di situazioni conflittuali, come tensioni, litigi, fino a separazioni dolorose.
All’interno del gioco la persona ricopre un ruolo e invita l’altra a impersonarne uno complementare.
A tal fine sceglie, inconsapevolmente, il partner tra coloro che sono in grado di interpretare un ruolo che possa intrecciarsi con il proprio.

Facciamo un esempio:
Carlo e Anna si innamorano e decidono di vivere insieme. La loro relazione parte bene, ma con il passare del tempo Carlo incomincia a far soffrire Anna, ignorando i suoi bisogni e le sue emozioni, la svaluta e la trascura. Anna continua a stare con Carlo nonostante tutto, scusa il suo comportamento e accetta il disinteresse di Carlo per quasi tre anni. Finché senza preavviso Anna lascia Carlo per un altro.
Carlo rimane stupito e sorpreso chiedendosi come mai è successo questo. Rintraccia Anna chiedendole di tornare, più lui la prega, più lei lo rifiuta duramente. La cosa strana è che tutto questo a Carlo è già successo altre volte. Ha già avuto altri tre rapporti e tre rifiuti che hanno seguito lo stesso schema. Ogni volta dice a se stesso “mai più” ma la cosa si ripete. Carlo sta giocando il Gioco “Prendimi a calci”.
Anche Anna ha già vissuto tutto questo, ha avuto svariati rapporti con uomini prima di incontrare Carlo. Sembra individuare uomini che sono gentili con lei all’inizio del rapporto e poi incominciano a trattarla male. Ogni volta lei accetta il comportamento per un po’, per poi cambiare improvvisamente idea e di colpo rifiutare il partner dicendo a se stessa “Gli uomini sono tutti uguali”. Non appena ricomincia una nuova relazione l’intera sequenza viene riproposta di nuovo da Anna. Il Gioco di Anna è chiamato “Ti ho beccato figlio di puttana”.

I Giochi sono ripetitivi, ogni persona gioca il suo gioco preferito più e più volte nel tempo. Gli altri giocatori possono cambiare ma lo schema rimane lo stesso.
I Giochi sono giocati senza consapevolezza.
In ogni gioco c’è qualcosa che succede a livello psicologico di diverso da quello che succede a livello sociale.

Cosa realizza una persona attraverso un Gioco?
La persona agisce così pensando di evitare il cambiamento.
Tanto maggiori sono i Giochi che la persona mette in atto tanto più grande è il disagio che vive.
Nell’effettuare un gioco seguiamo delle strategie superate, adottate da bambini per ottenere quello che volevamo dal mondo. Nella vita adulta abbiamo altre opzioni che ci possiamo vivere per ottenere ciò che vogliamo in modo positivo senza aver bisogno di svalutare e manipolare la realtà.

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Prima causa del fallimento… dare sempre la colpa agli altri…

 

senso-di-colpa-delle-mamme

 

“Le persone peggiori: quelle che riescono a provocare in te un senso di colpa per azioni di cui esse sole sono responsabili.” Peter Handke

“Sono i deboli ad essere crudeli. E’ solo dai forti che ci si può aspettare la dolcezza” (Leo Roskin)

Quanto un’altra persona è responsabile del mio malessere? zero.
Io sono responsabile del mio malessere.
Chi crea relazioni sane non dice più è colpa tua se sto così, io sto così per me.

La gente con bassa autostima è sempre incline a dare la colpa agli altri di quanto gli accade.

Prima causa del fallimento dare sempre la colpa agli altri.

Per risolvere queste situazioni profonde abbiamo bisogno di un livello di pensiero più evoluto, significa iniziare da noi stessi, dalla parte intima, più profonda di noi stessi, dai nostri paradigmi, dalle nostre motivazioni, dai nostri valori.
Significa che se si vuole avere la fiducia degli altri bisogna esserne degni.
Se si vuole avere un matrimonio felice bisogna essere il tipo di persona che crea energia positiva, diminuendo quella negativa.
Se si vuole avere un figlio adolescente più coinvolto e portato a collaborare, bisogna esse un genitore più comprensivo, empatico, coerente e amorevole.

Ponendo al centro della nostra vita dei principi giusti, la nostra sicurezza deriverà dal saper che diversamente da altri centri basati su persone o cose soggetti a cambiamenti frequenti e immediati, i principi giusti non cambiano. Possiamo fare affidamento su di loro. Non saremo soggetti all’azione di altre persone o alle circostanze.
Decideremo in modo proattivo quella che per nostra scelta è l’alternativa migliore. Prenderemo le nostre decisioni consciamente e con cognizione di causa.

Come persona con dei principi al centro, penseremo in modo diverso, agiremo in modo diverso, possederemo il fondamento per una vita attiva ed efficace.
L’ingrediente più importante che mettiamo in qualsiasi relazione non è in quello che diciamo o che facciamo, ma quello che siamo. E se le nostre azioni e le nostre parole provengono da tecniche superficiali (l’etica della personalità) anziché dal nostro intimo più vero (carattere etico), gli altri avvertiranno questa doppiezza.
In sintesi, non saremo in grado di creare e mantenere la base necessaria per un’efficace interdipendenza.
“Carattere etico”: integrità, umiltà, fedeltà, temperanza, coraggio, giustizia, pazienza, laboriosità, semplicità, modestia. Un classico esempio è l’autobiografia di Benjamin Franklin. La storia dello sforzo di un uomo per interiorizzare determinati principi e regole.

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Bibliografia “Le sette regole per avere successo” di Stephen R. Covey, “Università del successo” di Og Mandino, vol I.

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Olga Frassetti
Mediatore Familiare A.I.Me.F.
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IL RICATTO EMOTIVO NEL RAPPORTO DI COPPIA

racketIL RICATTO EMOTIVO NEL RAPPORTO DI COPPIA [IL RACKET IN ANALISI TRANSAZIONALE]
L’ANALISI TRANSAZIONALE IN MEDIAZIONE FAMILIARE

Che cosa è un Racket? E’quando non contengo le mie emozioni ma le uso per far cambiare le emozioni dell’altro e faccio leva sul senso di colpa (l’obiettivo è il senso di colpa).

Cosa sente una persona che subisce un racket? La comunicazione è emotiva e sente che se non agisce secondo l’emozione dell’altro è cattivo.

La persona che mette in atto un Racket ritiene che attraverso l’altro può arrivare a ciò che desidera.
Manipolazione dell’altro affinché modifichi il suo comportamento.
Di fronte all’altro diverso da me manipolare la sua scelta.
Dal numero di Racket che la persona fa dipende il modo in cui la persona sta, il suo livello di disagio.
Ai racket non dobbiamo rispondere
L’antidoto a chi applica racket è il non reagire.

Obiettivo dei Racket non è crescere ma aumentare la prevedibilità.

Cosa si intende per bisogno di prevedibilità?
L’uomo sente il bisogno di stare in ciò che è prevedibile.
Si preferisce un malessere conosciuto, anziché affrontare un cambiamento che spaventa ma che potrebbe portare ad una qualità di vita più elevata.
Il bisogno di prevedibilità ostacola il cambiamento e non permette di andare verso il benessere ed una qualità di vita più alta.
Preferiamo sacrificare la Ferrari che è in noi, tramutandola in trattore che si porta dietro un rimorchio, piuttosto che andare verso il nuovo che spaventa.

Il Racket può essere messo in atto tra partner, tra colleghi di lavoro, tra amici, tra familiari.
Facciamo degli ESEMPI: tra marito e moglie-
La moglie al marito: “Vai a prendere tu a scuola Marco, sono impegnata in questo lavoro e non posso lasciare”. Racket della moglie: “i tuoi impegni vengono sempre prima dei miei, se non vai a prendere Marco non rivolgermi la parola per i prossimi sei mesi”.
Altro Esempio: la moglie al marito:“Ho cambiato programmi, non parteciperò alla gita organizzata per il prossimo weekend. Racket del marito: “Ti rendi conto di quello che stai dicendo, ho annullato tutti i miei impegni per questa gita ed ora ti tiri indietro… è gravissimo quello che stai facendo”.
Io vivo un’emozione intensa e attraverso l’espressione della mia emozione interna voglio che l’altro modifichi il suo comportamento e faccio leva sul senso di colpa.

Il Racket toglie energia a chi si lascia agganciare. Dunque, non aiutare chi fa Racket.

Come si fa a non farsi agganciare in un Racket? Si rimane fermi.
Che cosa succede quando non ci si lascia agganciare in un racket?
La persona che ha messo in atto il racket sarà arrabbiata e ci cancellerà dalla propria vita parlando estremamente male di noi, perché per lei non siamo più prevedibili, anche se noi stiamo facendo qualcosa di molto utile per lei, non rafforziamo la sua passività.
PASSIVIZZARSI, ci sono due modi per passivizzarsi, non usare le proprie risorse di persona adulta oppure non usare le proprie risorse di persona adulta in modo conforme all’età.

Cosa mi indica la frequenza con cui una persona ricorre alle forme di manipolazione, quali i Racket, i Giochi, le Simbiosi?
Maggiore è la frequenza con cui una persona ricorre alle forme di manipolazione, più vuol dire che è patologica.
Il Mediatore Familiare, in questi casi, riconoscendo il disturbo non interviene sullo stesso ma rinvia ad un altro professionista, il terapeuta di coppia.
Eticità dell’intervento di mediazione che non deve ostacolare altri interventi.
Inserirsi in un continuum per evitare sconfinamenti in settori che competono ad altri professionisti.
Effettuare il rinvio per inserirsi in un CONTINUUM ciò permette di evitare Sanzioni Legali (art. 48 del codice Penale- Uso abusivo della professione).

La terapia ha ad oggetto il sintomo, la relazione disfunzionale, le emozioni, ha come obiettivo la cura.
La mediazione ha ad oggetto questioni economiche e relazionali relativa alla separazione ed al divorzio.
Il terapeuta aiuta e cura.
Il mediatore familiare “ha cura”, dirige il processo, favorisce la comunicazione.

In questo articolo ho fatto riferimento all’Analisi Transazionale (A.T.) modello che utilizzo per comprendere e gestire il vissuto che la coppia porta in mediazione familiare.
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Bibliografia “L’Analisi Transazionale” di Ian Stewart e Vann Joines; “Nati per vincere” di James Muriel e Jongeward Dorothy.
A presto!
Olga Frassetti
Mediatore Familiare A.I.Me.F.
© Riproduzione riservata

ESISTE QUALCUNO CHE E’ LA META’ DI ME?

laltra-metc3a0ESISTE QUALCUNO CHE E’ LA META’ DI ME? [LA SIMBIOSI IN ANALISI TRANSAZIONALE]
L’ANALISI TRANSAZIONALE IN MEDIAZIONE FAMILIARE

Se in un rapporto di coppia succede che ambedue i partner non possono ottenere ciò che desiderano ed uno dei due deve sacrificarsi, siamo molto probabilmente di fronte ad una coppia simbiotica.
Cosa è una Simbiosi? Si ha una simbiosi quando due o più individui si comportano come se formassero un’unica persona.
LA SIMBIOSI è un completarsi che produce dipendenza.

Numerose sono le coppie basate sulla Simbiosi che arrivano in mediazione familiare,
quando uno dei due componenti della coppia smette di compensare, di svalutare parti di se, cioè smette di rinunciare a ciò che desidera il rapporto si interrompe.

Che cosa si nasconde dietro le Simbiosi? Dietro le Simbiosi si nascondono problemi quali il bisogno di controllo, l’insicurezza, la dipendenza affettiva, una bassa autostima.
Invece di cercare nell’altro un completamento dobbiamo imparare a trovare in noi stessi la forza e l’energia per evolvere, per crescere.
E’ importante capire che ci può essere amore solo quando c’è rispetto e ciò comporta che ci debba essere il rispetto degli spazi, dei valori, dei sentimenti e della diversità dell’altro.
Comprendere che il partner è sempre separato da noi grazie alla sua unica e speciale individualità.
La coppia simbiotica viene considerata “paradossale”, “non posso vivere con te, ma non posso neppure vivere senza te”: per l’appunto un paradosso.

Come faccio a capire se la coppia che ho davanti in mediazione familiare è una coppia simbiotica?
Se uno dei due partner ha sempre bisogno di essere seguito, si sente dipendente e vuole che l’altro decida che cosa dire e che cosa fare, questo è sintomo di un rapporto simbiotico.
Se uno dei partner si aspetta che l’altro indovini che cosa a loro volta, vogliono, sentono, pensano, di solito dicono (o pensano): “una persona sensibile e attenta avrebbe dovuto capire cosa volevo, come mi sentivo e di che cosa avevo bisogno”, questo è sintomo di un rapporto simbiotico.

La Simbiosi determina un rapporto sempre uguale, prevedibile e rigido.

Nella Simbiosi da una parte ci saranno sempre responsabilità, analisi, decisioni, direttive, critiche (e mai emozioni); dall’altra ci saranno sempre bisogni, emozioni, richieste, lamentele ed esecutività (e mai proposte).

La caratteristica apparentemente stupefacente delle coppie simbiotiche è che, pur dichiarando la propria insoddisfazione o addirittura sofferenza procurata dalla relazione, queste coppie durano nel tempo, si perpetuano nel tempo in una continua dinamica che si rinforza.

Qual’è la strada che l’A.T. indica per uscire fuori dalle Simbiosi?
La strada che l’A.T. indica nelle relazioni simbiotiche è che ognuno recuperi per proprio conto le sue parti escluse, il che spesso significa capire perché le ha escluse.

Poiché il comportamento abituale di un partner fornisce il rinforzo al comportamento dell’altro, solo un proprio autonomo cambiamento potrà aprire uno spiraglio al cambiamento dell’altro, e non invece l’incessante ripetitiva quanto inutile richiesta di cambiamento altrui.

Nella Simbiosi i partner si utilizzano l’un l’altro per garantirsi la sopravvivenza.
La simbiosi garantisce una funzionalità.
Chi sta nella Simbiosi dice che sta bene.

La frase che descrive una coppia in Simbiosi è: “siamo una cosa sola”.

OGGETTI SIMBIOTICI: il partner, un amico, un familiare, un collega di lavoro, tutti coloro che eliminano la nostra angoscia di rimanere soli.

Simbiosi sana e Simbiosi patologica:
ci sono alcune situazioni in cui è adeguato essere in simbiosi.

Un esempio di Simbiosi sana è quella che esiste tra un bambino ed i suoi genitori.
Il bambino non ha ancora la capacità di risolvere i problemi o di proteggere se stesso, queste funzioni vanno assolte dai genitori (dipendenza normale).

La Simbiosi è patologica ogni qualvolta comporta una svalutazione.
Esempio: nella coppia in cui lui porta a casa lo stipendio e lei esegue tutto quello che lui vuole e rinuncia alla sua individualità per accontentare lui.

Ogni SIMBIOSI è destinata a ROMPERSI, con il tempo i partner accumuleranno del risentimento per l’essere stati svalutati, risentimento che probabilmente genererà un qualche allontanamento nel loro rapporto di coppia.

PUNTI IMPORTANTI PER RICONOSCERE UNA SIMBIOSI: il soggetto DELEGA, il suo vissuto emotivo o un suo pensiero.
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Il mio partner riesce a provare rabbia più facilmente di me, dunque, delego lui a manifestare rabbia verso altri in situazioni in cui in realtà vorrei farlo io. In questo modo sto creando simbiosi con lui.

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due miei clienti in cui lei è abile dal punto di vista pratico a svolgere alcune attività e lui delega sempre lei evitando di imparare.

Bisogna comprendere che nella simbiosi l’altro è interessato a te perché tu sei utile per lui.
L’interesse verso di te è per star bene per se stesso.

Più siamo in Simbiosi e più piacciamo all’altro.
Più noi lavoriamo sul diventare autonomi, meno piacciamo all’altro, antipatia, antagonismo.

LA SOPRAVVIVENZA è RIMANERE NELLA SIMBIOSI.
IL BENESSERE è USCIRE DALLA SIMBIOSI.
Spezzare la simbiosi.
DIFFERENZIARSI per emergere con le proprie individualità.
COSA FARE PER USCIRE FUORI DALLE SIMBIOSI?
Per uscire fuori dalle Simbiosi bisogna non accettare la delega, contenendo il senso di colpa e il senso di solitudine.

Le persone quando non ricevono risposte ad un invito simbiotico, saranno arrabbiate, poi faranno RACKET (ricatti emotivi), faranno leva sul senso di colpa per portare l’altro a fare ciò che si desidera.
Del racket altro modello di conflitto che abitualmente le coppie portano in mediazione familiare, parlerò in un prossimo articolo.

In questo articolo ho fatto riferimento all’Analisi Transazionale (A.T.) modello che utilizzo per comprendere e gestire il vissuto che la coppia porta in mediazione familiare.
Se hai domande mandami una e.mail e ti risponderò, oppure chiamami per prendere un appuntamento, i miei recapiti li trovi sul sito, www.mediazionecoaching.net, o semplicemente puoi aspettare che pubblichi un mio nuovo audio o articolo.

Bibliografia “L’Analisi Transazionale” di Ian Stewart e Vann Joines; “Nati per vincere” di James Muriel e Jongeward Dorothy.
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Perché se ho realizzato “tutto ciò” sto così male?

copione-di-vita-150x150Perché se ho realizzato “tutto ciò” sto così male? [Il Copione- L'Analisi Transazionale in Mediazione Familiare]

Ho deciso di affrontare l’argomento del Copione in Analisi Transazionale in quanto il concetto di copione mi aiuta a comprendere come le persone in mediazione familiare prendono decisioni a partire da come hanno letto la realtà intorno a loro.
Perché l’Analisi Transazionale è utile in mediazione familiare?
I principi di questo modello di psicoterapia sono 3:
1. Ogni persona è OK ed ha valore a prescindere dai suoi comportamenti ed il suo contributo nel percorso di mediazione familiare è tanto importante quanto quello del mediatore familiare nella diversità di competenze.
2. La persona ha la capacità di pensare, i clienti possiedono una propria saggezza per cui l’intervento mira a valorizzare le loro risorse e a riattivarne le potenzialità.
3. Utilizza un linguaggio semplice di facile comprensione grazie al quale vengono spiegati e condivisi con la coppia in mediazione i concetti principali.

L’Analisi Transazionale rappresenta un approccio valido a cui fare riferimento nel processo di mediazione familiare. Offre un modello teorico chiaro, strumenti pratici e strategie appropriate di intervento per impostare il lavoro con la coppia, formulando ipotesi e conducendo il lavoro sulla base di contratti concordati e condivisi.
Nel rapportarsi con la coppia il mediatore avvia relazioni Ok/Ok nelle quali entrambe le parti sono in una posizione di uguaglianza nello stabilire le proprie rispettive competenze, i propri bisogni, i desideri e le emozioni.
L’approccio contrattuale è uno degli aspetti più validi dell’A.T. in quanto consente di definire, in accordo con la coppia, l’obiettivo del percorso di mediazione familiare e di valutare i progressi in itinere.

L’A.T. quale teoria dello sviluppo infantile spiega con il concetto di copione come gli schemi di vita di adulti abbiano origine nell’infanzia ed elabora spiegazioni sui motivi per cui tali strategie infantili anche se autolesioniste o dolorose siano continuamente riproposte. Ciascuno di noi nell’infanzia scrive una storia per se stesso; questa storia ha un inizio, un proseguimento ed una fine. Noi scriviamo il copione di base negli anni della primissima infanzia (0-6). Da adulti, di solito, non siamo più consapevoli della storia di vita che abbiamo scritto per noi. Tuttavia è molto facile che la seguiremo fedelmente: senza esserne consapevoli, è probabile che imposteremo la nostra vita in modo da avvicinarci sempre più alla scena finale che da bambini abbiamo deciso di vivere.

Gli esseri umani hanno, dunque, degli schemi mentali, dei modelli comportamentali che tendono ad utilizzare in modo ripetitivo ed automatico, acquisiti durante l’infanzia, quando si trovano a dover affrontare una situazione nuova, un cambiamento, un imprevisto, entrano in crisi poiché perdono i modelli di riferimento consolidati negli anni.
Da adulti può avvenire che siamo tuttora convinti che qualsiasi minaccia alla nostra immagine infantile del mondo sia una minaccia alla soddisfazione dei nostri bisogni o alla nostra sopravvivenza. Così può accadere che talvolta distorciamo la nostra percezione della realtà affinché collimi con il nostro copione. Questo processo viene chiamato ridefinizione.
Uno dei modi per garantirci che il mondo sembri adeguarsi al nostro copione è quello di ignorare selettivamente le informazioni di cui disponiamo in una data situazione che contraddirebbero il nostro copione. E’ quella che viene chiamata svalutazione.

Da 0 a 3 anni si forma il protocollo di copione, costituito dalle primissime esperienze, tutte somatiche. Il bambino nasce con dei bisogni fondamentali quali ad esempio il bere, il mangiare, il dormire, l’evacuare. Non essendoci nessuno in grado di soddisfare completamente i suoi bisogni, come ad esempio il bisogno di contatto, decide di costruirsi il proprio copione.
Il bambino prende la decisione di costruirsi il proprio copione quando non vengono soddisfatti, o vengono frustrati, i propri bisogni. In altre parole il copione nasce come risposta al proprio bisogno.
Le esperienze che originano il copione hanno origine da traumi naturali.
Il desiderio di accudimento nel bambino è totale, ma poiché vive con genitori finiti, si genera il trauma. Il genitore che ha la migliore intenzione rende il figlio insano. L’esperienza traumatica deriva dal desiderio di totalità che è impossibile. La Totalità e la Finitudine…il dolore viene.
Esiste una soluzione tra la totalità e la finitudine? No
Il bambino che cosa si inventa per togliersi dal dolore? Si da una spiegazione: pseudo-soluzioni.
Cosa organizza il bambino per togliersi dal dolore? Il bambino cerca di togliersi dal dolore e ciò che organizza sono le soluzioni di copione, pseudo-soluzioni, eliminare il dolore, contrasto tra la totalità e la parzialità, tra il desiderabile ed il reale.
Si è liberi dal copione imparando a “soddisfare” tali bisogni in una modalità adulta.
Anche se da adulto si realizzerà la propria meta, non ci si sentirà pienamente soddisfatti in quanto è il bambino che sente il bisogno di carezze e di attenzioni da parte dei propri genitori. E’ importante sapere che questo bisogno sarà irrealizzabile.

Conoscere il copione del cliente serve all’operatore per mettere dei paletti per non colludere con lui evitando di rinforzare il suo copione.

È probabile predire se una persona entrerà nel copione in un dato momento se ci sono due fattori:
1.Quando la situazione nel qui-e-ora è percepita come fonte di stress.
2.Quando c’è qualche rassomiglianza tra la situazione qui-e-ora e una situazione di stress dell’infanzia.
Maggiore è lo stress, più è probabile che la persona entri nel copione.
Eric Berne parla di segnali di copione, cioè segnali somatici che indicano che una persona è entrata nel copione. Può essere un profondo sospiro, un cambiamento di posizione o la tensione di una parte del corpo. Alcuni terapeuti si specializzano in bodyscript (il copione del corpo).

I copioni in termini di contenuto si classificano in tre categorie: Vincenti, Perdenti, Non Vincenti o banali (in base alle mete prefissate).
Il copione vincente è di una persona che realizza il suo obiettivo dichiarato in modo agevole, felice e fluido. Vincente è sempre rispetto all’obiettivo che la persona si pone.
Il copione perdente o amartico è di una persona che non realizza l’obiettivo dichiarato.
Il copione non vincente o banale, è proprio di persone che tirano a campare giorno per giorno, non fanno nessuna grande vincita, ma neanche nessuna grande perdita, non corrono rischi. Questo tipo di copione è spesso chiamato banale.

Il parametro diceva Berne è che si può distinguere un vincitore da un perdente chiedendogli cosa farebbe se perdesse. Un vincitore lo sa ma non lo dice. Un perdente non lo sa, e sa solo parlare di vincere.
Un vincitore ha sempre ulteriori opzioni, ed è così che vince. Se una cosa non funziona, fa qualcos’altro fino a che riesce.
Un non vincitore talvolta vince e talvolta perde, ma non molto in nessuna delle due direzioni, perché non corre rischi. Gioca sul sicuro, ed è così che rimane un non vincitore
Nei copioni vincenti molte persone si trovano in uno stato di confusione e non capiscono perché stanno male. “Perché se ho realizzato “tutto ciò” sto così male?”. Il motivo è che quel “tutto ciò” lo ha scelto il bambino. Per Berne è importante fare scelte adulte. “Stai affrontando la vita con la capacità che hai ora?”. La vita è un divenire costante. Oggi che ho 40 anni ho più capacità di quante ne avevo all’età di 30, ed a 50 anni avrò più capacità di quelle che ho adesso (ciclo della vita).

Come si mantiene il Copione?
Il copione si mantiene attraverso azioni interne: passivizzarsi (ciò che la persona fa con se stessa) e azioni esterne: Giochi-Racket-Simbiosi (ciò che la persona fa con gli altri). Obiettivo dei Giochi, dei Racket e delle Simbiosi non è crescere ma aumentare la prevedibilità.[Di questo ne parlerò nei prossimi articoli].

Berne voleva essere come un chirurgo che taglia con precisione là dove è subentrato il male, permettendo quindi al corpo di guarire. La guarigione psicoterapeutica in una seduta era il suo sogno! Lo scopo fondamentale della Analisi Transazionale è essere autonomi. Essere autonomo significa essere in grado di governare se stesso e di determinare il proprio destino, essere in grado di assumersi la responsabilità delle proprie azioni e dei propri sentimenti e di abbandonare i modelli di comportamento ingiustificati e non adatti al “qui e ora”. Una persona realmente autonoma (Berne, 2001 A che gioco giochiamo) è quella che dimostra di possedere e recuperare tre capacità: consapevolezza, spontaneità, intimità. Consapevolezza significa sapere cosa sta accadendo ora. Le persone consapevoli sanno dove stanno, cosa stanno facendo e quali sentimenti provano in proposito. Una persona autonoma è spontanea e flessibile, non follemente impulsiva; vede tutte le scelte che può fare e adotta il comportamento che le sembra più opportuno, in rapporto alla situazione e propri scopi personali. Spontaneità è aver fatto esperienza nel corpo che mentre sono e sento dei vissuti posso agire dei comportamenti diversi. L’intimità è l’espressione dei sentimenti di calore, di tenerezza, di comunione con gli altri, che sono propri del Bambino Naturale. La persona autonoma, quando crede affronta il rischio dell’amicizia e dell’intimità. Alla persona autonoma interessa, “essere”; e dunque gli interessa esprimere tutte le proprie capacità e incoraggia gli altri a fare altrettanto; gli interessa proiettare le proprie possibilità nel futuro, con obiettivi realistici che danno scopo alla vita.

L’utilità dell’Analisi transazionale in mediazione familiare è far comprendere alla coppia l’importanza di lavorare su se stessi in modo nuovo per non ripetere il percorso del giorno prima, del mese prima, dell’anno prima. Aiutare i clienti a vedere le cose a ventaglio aperto, permette di evitare la rigidità mentale e porta alla soluzione dei problemi.

In questo articolo ho fatto riferimento all’Analisi Transazionale (A.T.) modello che utilizzo per comprendere e gestire il vissuto che la coppia porta in mediazione familiare.
Se hai domande mandami una e.mail e ti risponderò, oppure chiamami per prendere un appuntamento, o semplicemente puoi aspettare che pubblichi un mio nuovo audio o articolo.
Bibliografia “L’Analisi Transazionale” di Ian Stewart e Vann Joines; “Nati per vincere” di James Muriel e Jongeward Dorothy.
A presto!

Olga Frassetti

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