Perché se ho realizzato “tutto ciò” sto così male?

copione-di-vita-150x150Perché se ho realizzato “tutto ciò” sto così male? [Il Copione- L'Analisi Transazionale in Mediazione Familiare]

Ho deciso di affrontare l’argomento del Copione in Analisi Transazionale in quanto il concetto di copione mi aiuta a comprendere come le persone in mediazione familiare prendono decisioni a partire da come hanno letto la realtà intorno a loro.
Perché l’Analisi Transazionale è utile in mediazione familiare?
I principi di questo modello di psicoterapia sono 3:
1. Ogni persona è OK ed ha valore a prescindere dai suoi comportamenti ed il suo contributo nel percorso di mediazione familiare è tanto importante quanto quello del mediatore familiare nella diversità di competenze.
2. La persona ha la capacità di pensare, i clienti possiedono una propria saggezza per cui l’intervento mira a valorizzare le loro risorse e a riattivarne le potenzialità.
3. Utilizza un linguaggio semplice di facile comprensione grazie al quale vengono spiegati e condivisi con la coppia in mediazione i concetti principali.

L’Analisi Transazionale rappresenta un approccio valido a cui fare riferimento nel processo di mediazione familiare. Offre un modello teorico chiaro, strumenti pratici e strategie appropriate di intervento per impostare il lavoro con la coppia, formulando ipotesi e conducendo il lavoro sulla base di contratti concordati e condivisi.
Nel rapportarsi con la coppia il mediatore avvia relazioni Ok/Ok nelle quali entrambe le parti sono in una posizione di uguaglianza nello stabilire le proprie rispettive competenze, i propri bisogni, i desideri e le emozioni.
L’approccio contrattuale è uno degli aspetti più validi dell’A.T. in quanto consente di definire, in accordo con la coppia, l’obiettivo del percorso di mediazione familiare e di valutare i progressi in itinere.

L’A.T. quale teoria dello sviluppo infantile spiega con il concetto di copione come gli schemi di vita di adulti abbiano origine nell’infanzia ed elabora spiegazioni sui motivi per cui tali strategie infantili anche se autolesioniste o dolorose siano continuamente riproposte. Ciascuno di noi nell’infanzia scrive una storia per se stesso; questa storia ha un inizio, un proseguimento ed una fine. Noi scriviamo il copione di base negli anni della primissima infanzia (0-6). Da adulti, di solito, non siamo più consapevoli della storia di vita che abbiamo scritto per noi. Tuttavia è molto facile che la seguiremo fedelmente: senza esserne consapevoli, è probabile che imposteremo la nostra vita in modo da avvicinarci sempre più alla scena finale che da bambini abbiamo deciso di vivere.

Gli esseri umani hanno, dunque, degli schemi mentali, dei modelli comportamentali che tendono ad utilizzare in modo ripetitivo ed automatico, acquisiti durante l’infanzia, quando si trovano a dover affrontare una situazione nuova, un cambiamento, un imprevisto, entrano in crisi poiché perdono i modelli di riferimento consolidati negli anni.
Da adulti può avvenire che siamo tuttora convinti che qualsiasi minaccia alla nostra immagine infantile del mondo sia una minaccia alla soddisfazione dei nostri bisogni o alla nostra sopravvivenza. Così può accadere che talvolta distorciamo la nostra percezione della realtà affinché collimi con il nostro copione. Questo processo viene chiamato ridefinizione.
Uno dei modi per garantirci che il mondo sembri adeguarsi al nostro copione è quello di ignorare selettivamente le informazioni di cui disponiamo in una data situazione che contraddirebbero il nostro copione. E’ quella che viene chiamata svalutazione.

Da 0 a 3 anni si forma il protocollo di copione, costituito dalle primissime esperienze, tutte somatiche. Il bambino nasce con dei bisogni fondamentali quali ad esempio il bere, il mangiare, il dormire, l’evacuare. Non essendoci nessuno in grado di soddisfare completamente i suoi bisogni, come ad esempio il bisogno di contatto, decide di costruirsi il proprio copione.
Il bambino prende la decisione di costruirsi il proprio copione quando non vengono soddisfatti, o vengono frustrati, i propri bisogni. In altre parole il copione nasce come risposta al proprio bisogno.
Le esperienze che originano il copione hanno origine da traumi naturali.
Il desiderio di accudimento nel bambino è totale, ma poiché vive con genitori finiti, si genera il trauma. Il genitore che ha la migliore intenzione rende il figlio insano. L’esperienza traumatica deriva dal desiderio di totalità che è impossibile. La Totalità e la Finitudine…il dolore viene.
Esiste una soluzione tra la totalità e la finitudine? No
Il bambino che cosa si inventa per togliersi dal dolore? Si da una spiegazione: pseudo-soluzioni.
Cosa organizza il bambino per togliersi dal dolore? Il bambino cerca di togliersi dal dolore e ciò che organizza sono le soluzioni di copione, pseudo-soluzioni, eliminare il dolore, contrasto tra la totalità e la parzialità, tra il desiderabile ed il reale.
Si è liberi dal copione imparando a “soddisfare” tali bisogni in una modalità adulta.
Anche se da adulto si realizzerà la propria meta, non ci si sentirà pienamente soddisfatti in quanto è il bambino che sente il bisogno di carezze e di attenzioni da parte dei propri genitori. E’ importante sapere che questo bisogno sarà irrealizzabile.

Conoscere il copione del cliente serve all’operatore per mettere dei paletti per non colludere con lui evitando di rinforzare il suo copione.

È probabile predire se una persona entrerà nel copione in un dato momento se ci sono due fattori:
1.Quando la situazione nel qui-e-ora è percepita come fonte di stress.
2.Quando c’è qualche rassomiglianza tra la situazione qui-e-ora e una situazione di stress dell’infanzia.
Maggiore è lo stress, più è probabile che la persona entri nel copione.
Eric Berne parla di segnali di copione, cioè segnali somatici che indicano che una persona è entrata nel copione. Può essere un profondo sospiro, un cambiamento di posizione o la tensione di una parte del corpo. Alcuni terapeuti si specializzano in bodyscript (il copione del corpo).

I copioni in termini di contenuto si classificano in tre categorie: Vincenti, Perdenti, Non Vincenti o banali (in base alle mete prefissate).
Il copione vincente è di una persona che realizza il suo obiettivo dichiarato in modo agevole, felice e fluido. Vincente è sempre rispetto all’obiettivo che la persona si pone.
Il copione perdente o amartico è di una persona che non realizza l’obiettivo dichiarato.
Il copione non vincente o banale, è proprio di persone che tirano a campare giorno per giorno, non fanno nessuna grande vincita, ma neanche nessuna grande perdita, non corrono rischi. Questo tipo di copione è spesso chiamato banale.

Il parametro diceva Berne è che si può distinguere un vincitore da un perdente chiedendogli cosa farebbe se perdesse. Un vincitore lo sa ma non lo dice. Un perdente non lo sa, e sa solo parlare di vincere.
Un vincitore ha sempre ulteriori opzioni, ed è così che vince. Se una cosa non funziona, fa qualcos’altro fino a che riesce.
Un non vincitore talvolta vince e talvolta perde, ma non molto in nessuna delle due direzioni, perché non corre rischi. Gioca sul sicuro, ed è così che rimane un non vincitore
Nei copioni vincenti molte persone si trovano in uno stato di confusione e non capiscono perché stanno male. “Perché se ho realizzato “tutto ciò” sto così male?”. Il motivo è che quel “tutto ciò” lo ha scelto il bambino. Per Berne è importante fare scelte adulte. “Stai affrontando la vita con la capacità che hai ora?”. La vita è un divenire costante. Oggi che ho 40 anni ho più capacità di quante ne avevo all’età di 30, ed a 50 anni avrò più capacità di quelle che ho adesso (ciclo della vita).

Come si mantiene il Copione?
Il copione si mantiene attraverso azioni interne: passivizzarsi (ciò che la persona fa con se stessa) e azioni esterne: Giochi-Racket-Simbiosi (ciò che la persona fa con gli altri). Obiettivo dei Giochi, dei Racket e delle Simbiosi non è crescere ma aumentare la prevedibilità.[Di questo ne parlerò nei prossimi articoli].

Berne voleva essere come un chirurgo che taglia con precisione là dove è subentrato il male, permettendo quindi al corpo di guarire. La guarigione psicoterapeutica in una seduta era il suo sogno! Lo scopo fondamentale della Analisi Transazionale è essere autonomi. Essere autonomo significa essere in grado di governare se stesso e di determinare il proprio destino, essere in grado di assumersi la responsabilità delle proprie azioni e dei propri sentimenti e di abbandonare i modelli di comportamento ingiustificati e non adatti al “qui e ora”. Una persona realmente autonoma (Berne, 2001 A che gioco giochiamo) è quella che dimostra di possedere e recuperare tre capacità: consapevolezza, spontaneità, intimità. Consapevolezza significa sapere cosa sta accadendo ora. Le persone consapevoli sanno dove stanno, cosa stanno facendo e quali sentimenti provano in proposito. Una persona autonoma è spontanea e flessibile, non follemente impulsiva; vede tutte le scelte che può fare e adotta il comportamento che le sembra più opportuno, in rapporto alla situazione e propri scopi personali. Spontaneità è aver fatto esperienza nel corpo che mentre sono e sento dei vissuti posso agire dei comportamenti diversi. L’intimità è l’espressione dei sentimenti di calore, di tenerezza, di comunione con gli altri, che sono propri del Bambino Naturale. La persona autonoma, quando crede affronta il rischio dell’amicizia e dell’intimità. Alla persona autonoma interessa, “essere”; e dunque gli interessa esprimere tutte le proprie capacità e incoraggia gli altri a fare altrettanto; gli interessa proiettare le proprie possibilità nel futuro, con obiettivi realistici che danno scopo alla vita.

L’utilità dell’Analisi transazionale in mediazione familiare è far comprendere alla coppia l’importanza di lavorare su se stessi in modo nuovo per non ripetere il percorso del giorno prima, del mese prima, dell’anno prima. Aiutare i clienti a vedere le cose a ventaglio aperto, permette di evitare la rigidità mentale e porta alla soluzione dei problemi.

In questo articolo ho fatto riferimento all’Analisi Transazionale (A.T.) modello che utilizzo per comprendere e gestire il vissuto che la coppia porta in mediazione familiare.
Se hai domande mandami una e.mail e ti risponderò, oppure chiamami per prendere un appuntamento, o semplicemente puoi aspettare che pubblichi un mio nuovo audio o articolo.
Bibliografia “L’Analisi Transazionale” di Ian Stewart e Vann Joines; “Nati per vincere” di James Muriel e Jongeward Dorothy.
A presto!

Olga Frassetti

Mediatore Familiare A.I.Me.F.

© Riproduzione riservata

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>