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PNL 23° I metaprogrammi

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I METAPROGRAMMI
Cosa sono: sono i filtri attraverso i quali percepiamo la realtà.
Schemi che utilizziamo in maniera preferenziale ed inconsapevole nel processare le informazioni.

A cosa servono: servono a capire a cosa ed in che modo si presta attenzione riguardo ad una esperienza.
Conoscere i metaprogrammi del nostro interlocutore ci permette di parlargli usando lo stesso linguaggio, di capire e di essere capiti più facilmente, di sapere a che cosa egli presta attenzione, di creare maggiore sintonia.
Noi operiamo sulla base di schemi di cui non siamo consapevoli.
Conoscere i metaprogrammi ed imparare a notarli, serve per comunicare più efficacemente e per capire come funzioniamo noi e come funzionano le persone intorno a noi.
Come operiamo all’interno della realtà.
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PNL 22° L’arte della ricorniciatura: ricontestualizzare il potere della prospettiva

51ac5fc1b5c90La rincorniciatura o reframing:
Che cosa è: è una tecnica della P.N.L. che consente di modificare il significato ultimo di una esperienza.
Il significato di ogni esperienza esistenziale dipende dalla cornice in cui la inseriamo.
Il processo, dunque, per cambiare contesto viene detto reframing. Le cose possono essere interpretate da più punti di vista.
Una esperienza che sembra negativa in un contesto è vantaggiosa in un altro.

Es. prendiamo in considerazione il suono di un passo.
Che significato ha un passo? Il suo significato cambia secondo il contesto in cui lo inseriamo. Se stiamo camminando in una strada affollata i passi sono talmente tanti che non li udiamo e in quella situazione non hanno nessun effettivo significato. Se invece sentiamo dei passi quando siamo soli di notte per la strada il significato cambia. Ad esempio se durante la notte sentite dei passi lungo le scale in base alle vostre esperienze, può essere il coniuge che rientra a casa, o la presenza di un ladro o di un estraneo.

Il significato di ogni esperienza che viviamo dipende dal contesto in cui la inseriamo e dalle nostre esperienze precedenti. Se si cambia la cornice si cambia il contesto e il significato dell’esperienza cambia immediatamente. È uno degli strumenti più efficaci del cambiamento personale, consiste proprio nell’apprendere come collocare ogni singola esperienza nella cornice migliore. Processo detto reframing cioè rincorniciatura ovvero istituzione di un nuovo contesto (Cfr. A.ROBBINS, Come ottenere il meglio da sé e dagli altri, edizione Tascabili Bompiani, 2006, 268).

In realtà possono esserci una infinità di modi per interpretare qualsiasi esperienza.
Il significato che attribuiamo alle situazioni dipendono dalla percezione che ne abbiamo.
Possiamo trasformare la nostra rappresentazione o percezione in merito a qualsiasi evento e in un istante cambiare i nostri stati d’animo. Le cose possono venir interpretate da molti punti di vista.

Si può, dunque, ricontestualizzare qualunque situazione.
Il reframing implica che si prenda un’esperienza che sembri negativa, sconvolgente indesiderabile, dimostrando come in un altro contesto la stessa esperienza sia in effetti di grande vantaggio (es. si frequenta una persona per la prima volta e dopo un po’ viene fuori un difetto per noi inaccettabile, si ricontestualizza: meno male che ho notato il comportamento la prima sera e non a relazione avviata).

La letteratura per l’infanzia è ricca di esempi di ricorniciatura o reframing. “Il brutto anatroccolo soffriva moltissimo perché diverso, ma la sua differenza era la sua bellezza da cigno adulto” (Cfr. A.ROBBINS, Come ottenere il meglio da sé e dagli altri, Tascabili Bompiani, 2006, 272)

Altri esempi:
1)Questo anno ho dovuto pagare maggiori tasse;
reframing: “ottima cosa evidentemente quest’anno hai guadagnato molto di più”.
2)Ogni qualvolta inizio ad andare alla grande sul lavoro metto in atto dei comportamenti per fallire;
reframing: “bene finalmente sei consapevole dei moduli che metti in atto e puoi cambiarli per sempre”.

Ciascuno di noi costruisce la sua realtà a partire da un insieme di percezioni, convinzioni, interpretazioni di esperienze passate, speranze e paure per il futuro.
Non c’è da stupirsi se le coppie che si separano presentano immagini incoerenti e contraddittorie della stessa situazione e dello stesso episodio. Ognuno di loro ha costruito una cornice attraverso cui percepisce e interpreta il comportamento e le affermazioni dell’altro. Nessuna cornice è giusta o sbagliata: ognuna ha la sua validità, ma finché queste coppie discutono su quale punto di vista sia quello giusto, ogni progresso verso soluzioni concordate fallirà.

Il reframing è una tecnica utilizzata in mediazione familiare.
Quando ascoltiamo, chiariamo e riassumiamo, noi mediatori dobbiamo mostrare di essere interessati, che sappiamo accettare il quadro contraddittorio che ognuna delle parti potrà presentare e che non stiamo scegliendo quale immagine preferiamo, né stiamo dando giudizi. La sfida per noi mediatori consiste nel riformulare affermazioni accusatorie circondandole di una nuova cornice, in modo da poterle vedere in una prospettiva differente.

Il reframing comporta una riformulazione di affermazioni o idee, mirata ad offrire un modo più positivo per comprenderle, senza attribuire loro un nuovo significato proprio del mediatore. Tecnica impiegata per spostare l’attenzione dell’opinione di un genitore sull’altro, alle loro preoccupazioni comuni per i figli. Il reframing richiede sensibilità e abilità, contribuirà a modificare il corso delle energie da negativo a positivo.“Il termine reframing fa riferimento alla parola “cornice” (frame) e quindi in questo caso a quell’attività propria del mediatore di “re inquadramento”” (Cfr. L. PARKINSON, La mediazione familiare, Erickson, 2003, 132).

Esempio di reframing
Litigio sugli accordi relativi agli incontri con i figli.
Marta (la madre): “Mirko è piccolo, ha soltanto un anno, è preferibile farlo stare tranquillo anziché spostarlo in qua e in là, è molto agitato quando torna dopo essere stato con il padre e la notte successiva all’incontro non dorme e piange. Non credo che queste visite gli stiano facendo bene. Sarebbe meglio interromperle per un po’”
Il mediatore: “Lei, quindi, signora si preoccupa molto di aiutare Mirko a stabilizzarsi e a sentirsi più sereno e tranquillo [la madre, Marta, annuisce] Lei vuole accrescere la stabilità e la sicurezza di Mirko.
Successivamente il mediatore si sposta sul padre (Giulio), coinvolgendolo: “Lei Signor Giulio stava dicendo, poco fa, che vorrebbe dare a Mirko il maggiore appoggio possibile, affinché capisca di non averla persa. Probabilmente Mirko ha bisogno di abituarsi gradualmente a questi cambiamenti. Forse potrebbe essere utile discutere del tipo di sicurezze di cui Mirko ha bisogno”.

Presupposto: una persona interpreta un dato evento in base ad un confronto effettuato con i propri riferimenti all’interno di un contesto; pertanto si può modificare l’interpretazione dell’evento agendo sul significato (proveniente dai riferimenti) oppure sul contesto.

Grazie da Olga Frassetti, se hai domande mandami una e.mail e ti risponderò oppure chiamami se vuoi prenotare una sessione di coaching o un incontro di mediazione familiare, i miei recapiti li trovi sul sito, www.mediazionecoaching.net, o semplicemente puoi aspettare che pubblichi un mio nuovo audio o articolo.

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A presto!
Olga Frassetti
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PNL 21° TRASFORMIAMO UN’EMOZIONE USANDO LE SUB-MODALITA’

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PNL 21° TRASFORMIAMO UN’EMOZIONE USANDO LE SUB-MODALITA’

Ciao da Olga Frassetti e benvenuto su mediazionecoaching.net.
In questa 21° lezione di PNL voglio trattare delle sub-modalità.

Uno dei primi schemi usati in PNL è l’idea delle modalità.
Noi pensiamo alle esperienze, a qualsiasi esperienza, utilizzando certe rappresentazioni del sistema sensorio: immagini visive, suoni auditivi, sensazioni cenestesiche.
Le sub-modalità sono gli elementi più semplici all’interno di ogni modalità.
Per esempio, alcune delle sub-modalità visive sono la luminosità, il colore, le dimensioni, la distanza, la collocazione spaziale e la nitidezza.

La conoscenza delle sub-modalità ci schiude un nuovo tesoro di schemi di cambiamento ancora più rapidi, facili e specifici.
Esistono solo tre modalità principali, visiva, auditiva, cenestesica, mentre in ciascuna modalità esistono molte sub-modalità.
Le sub-modalità sono, letteralmente, i modi in cui il cervello ordina e codifica l’esperienza.
Gli schemi sub-modali di trasformazione possono essere impiegati per cambiare direttamente il software umano: i modi in cui reagiamo alle nostre esperienze e ad esse pensiamo.
Uno dei principi fondamentali della PNL è che l’ordine e la sequenza delle esperienze, come l’ordine delle parole in una frase, influiscono sul loro significato.

La PNL è intesa come un processo educativo per insegnare alle persone a usare il proprio cervello.
La maggior parte delle persone sono prigioniere del loro stesso cervello.
È come se fossero incatenate all’ultimo sedile dell’autobus, e qualcun altro al volante.
Se al vostro cervello non date qualche indicazione, o viaggerà a casaccio per conto proprio, oppure altre persone troveranno il modo di dirigerlo al posto vostro, e può ben darsi che non si preoccupino troppo di quelli che sono i vostri interessi.

Per comprendere le sub-modalità vi propongo un esercizio: pensate a un ricordo gradevole. Guardando quel ricordo piacevole, voglio che adesso cambiate la luminosità dell’immagine, e osserviate come in risposta cambiano anche le vostre sensazioni.
Prima rendetela sempre più luminosa… Ora rendetela sempre meno luminosa, finché non riuscite a malapena a vederla… Adesso rendetela nuovamente più luminosa..
Aumentare la luminosità di solito accresce l’intensità delle sensazioni, e diminuire la luminosità di solito diminuisce l’intensità delle sensazioni.
Adesso pensate a un ricordo sgradevole, a qualcosa che a ripensarci vi fa star male. Rendetevi l’immagine sempre meno luminosa… Se abbassate la luminosità a sufficienza, il ricordo sgradevole non vi darà più noia.

La luminosità è una delle sub-modalità della modalità visiva.
Quando qualcuno dice “vedo tutto nero”, non è una semplice metafora: di solito si tratta di una descrizione letterale e precisa di ciò che quella persona sta vivendo dentro di sé.
Coloro che vogliono veramente imparare a far funzionare il proprio cervello, prendano una qualsiasi esperienza, e provino a mutare ciascuno degli elementi visivi: la luminosità, il colore, le dimensioni, la distanza, la collocazione spaziale e la nitidezza, per scoprire come l’esperienza cambia.

L’esperienza si può trasformare cambiando le sue modalità.
In realtà modificare le esperienze passate è piuttosto facile.
Pensate a un’esperienza sgradevole, qualcosa di imbarazzante, o una delusione, e ripensate all’esperienza come in un film.
Adesso fate ripartire il film dall’inizio, e non appena comincia metteteci dietro della bella musica da circo, qualcosa di allegro e fragoroso. Ascoltate la musica da circo finché il film non è finito.
Riguardando il film la tragedia si trasformerà in commedia e renderà più allegri i vostri sentimenti in proposito.

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Bibliografia “Usare il cervello per cambiare” di Richard BANDLER.
A presto!
Olga Frassetti
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PNL 20°IL POTERE DELLE PAROLE -IL VOCABOLARIO TRASFORMAZIONALE

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PNL 20°IL POTERE DELLE PAROLE -IL VOCABOLARIO TRASFORMAZIONALE

Una parola efficace è un agente straordinario. Ogni volta che si trova una di quelle parole intensamente giuste… l’effetto è tanto fisico che spirituale, ed elettricamente immediato.
MARK TWAIN

Ciao da Olga Frassetti e benvenuto su mediazionecoaching.net.
In questa 20° Lezione di Programmazione Neurolinguistica, voglio darti un ulteriore consiglio che ti permetterà di comunicare in modo efficace e aumenterà la tua capacità di entrare in relazione con le altre persone.
Oggi voglio trattare del potere delle parole e del Vocabolario Trasformazionale.

Ciò che verbalizzo è l’effetto di ciò che sto provando in un determinato momento.
Le parole trasformano e creano le nostre emozioni e determinano le nostre azioni.
Se sostituisco il termine “difficile” con il termine “impegnativo”, anche l’esperienza soggettiva cambia. Tecnica di Alfred Korzybski e che Anthony Robbins propone come vocabolario trasformazionale.

La gente con un vocabolario povero vive una vita emozionale povera.
La gente con un vocabolario ricco ha una tavolozza piena di colori con cui dipingere la propria esperienza, non solo per gli altri ma anche per se stessa.
Cambiando il nostro vocabolario abituale, le parole che usiamo per descrivere le emozioni della nostra vita, possiamo cambiare all’istante quello che pensiamo, quello che proviamo e il nostro modo di vivere.
Cambiando le nostre parole abituali è possibile cambiare gli schemi emotivi della nostra vita.
È possibile che non proviamo certe emozioni semplicemente perché non abbiamo la parola per rappresentarcele.

Vi propongo un esercizio per abbassare il livello di intensità delle vostre emozioni negative, scrivete tre parole che usate abitualmente e che vi fanno sentire malissimo e sostituitele con tre nuove parole potenzianti.
Ad esempio sostituite “esausto” con “da ricaricare”, “depresso” con “sulla via del cambiamento”, “stressato” con “impegnato”.
Per dieci giorni usate una nuova parola potenziante sostituendola con una vecchia e debilitante.
Grazie a questo semplice esercizio avrete molta più gioia nella vostra vita e meno dolore.

Riporto di seguito un aneddoto su Korzybski (padre della Semantica Generale) per illustrare come certe sofferenze umane vengano originate dalla confusione tra la rappresentazione linguistica della realtà e la realtà stessa.
Durante una sua lezione universitaria, Alfred Korzybski chiese ai suoi studenti di poter fare una pausa. Estrasse poi dalla sua borsa una scatola di biscotti avvolta in una carta bianca e cominciò a mangiarne un paio. Dopo un po’, chiese agli studenti in prima fila se anche loro ne volevano uno, e alcuni accettarono.
Mentre i suoi studenti gustavano i biscotti, Korzybiski scartò la carta bianca, mostrando la confezione… una confezione di  biscotti per cani! Le reazioni furono forti. Addirittura alcuni studenti uscirono fuori dall’aula per andare a vomitare.
Allora Korzybski disse: “Vedete? Vi ho dimostrato che le persone non mangiano solo il cibo ma anche il linguaggio utilizzato per descriverlo. E spesso il gusto delle parole conta di più!”. Poi spiegò che erano semplici biscotti, che lui aveva messo in una scatola di biscotti per cani per fare questo esperimento.

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Bibliografia “Come migliorare il proprio stato mentale, fisico, finanziario” Anthony Robbins

A presto!

Olga Frassetti

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