Archivio della categoria: Mediazione Familiare

Mediazione Familiare

I porcospini di Schopenhauer

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I porcospini di Schopenhauer

I componenti di una famiglia di porcospini, in una fredda giornata d’inverno, si strinsero vicini, per proteggersi, col calore reciproco, dal rimanere assiderati. Ben presto, però, sentirono le spine reciproche; il dolore li costrinse ad allontanarsi di nuovo l’uno dall’altro. Quando poi il bisogno di scaldarsi li portò di nuovo a stare insieme, si ripeté il dolore di prima; di modo che erano confusi fra i due mali: il freddo e il dolore. Finché non ebbero trovato una moderata distanza reciproca, che rappresentava per loro la migliore posizione.
(A. Schopenhauer, Parerga e Paralipomena, II, 2, cap. 30, 396)
E’ la capacità di abitare la distanza tra sé e l’altro da sé che attiva e genera l’Amore…

DIRITTO COLLABORATIVO E MEDIAZIONE FAMILIARE

 

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DIRITTO COLLABORATIVO E MEDIAZIONE FAMILIARE
Il diritto collaborativo nasce nel 1989 grazie ad un avvocato familiarista americano, Stuart Web, che comprese l’importanza di un metodo alternativo, extra giudiziario al processo di separazione e/o divorzio, approccio non contenzioso, rispettoso della dignità dei soggetti coinvolti nella gestione di questioni connesse alla separazione della coppia coniugale.
Il diritto collaborativo inverte la logica antagonista su cui si basano i processi.

COME FUNZIONA
La coppia di coniugi, gli avvocati e gli eventuali altri consulenti (questi ultimi sono terzi neutrali e non di parte) sottoscrivono un contratto di collaborazione che stabilisce le regole del procedimento: trasparenza, riservatezza, cooperazione, fiducia. Ci si impegna a fornire tutte le informazioni utili al fine di identificare i bisogni e gli interessi di ciascun membro della famiglia.
Il fine è quello di evitare un procedimento contenzioso avanti il tribunale, la caratteristica del metodo collaborativo è l’impegno di tutte le parti a non intraprendere cause.
Sarà necessaria la presenza di altri professionisti, per esempio un coach quale facilitatore della comunicazione durante gli incontri, lo psicologo, il mediatore familiare se il conflitto è alto.
Nel caso contrario in cui la coppia riesca a dialogare e collaborare saranno necessari i soli avvocati collaborativi.
Sarà invece necessaria la figura del commercialista quando le questioni economiche sono impegnative.
I diversi professionisti lavorano in team nel rispetto delle regole indicate nel contratto di collaborazione.
In ogni processo collaborativo ciascuna parte è rappresentata dal proprio avvocato di fiducia.
Il team collaborativo utilizzerà strategie di “problem solving” per ridurre il conflitto, giungere ad una soluzione concordata che tenga conto degli interessi di tutti i componenti della famiglia.
È un metodo che facilita le parti ad affrontare la crisi che scaturisce dalla separazione e dal divorzio con metodi costruttivi, senza l’intervento del giudice, impegnandosi alla trasparenza, buona fede, e riservatezza. Nel caso in cui la soluzione consensuale non riesca o le parti (o una di loro) non rispettino le regole, gli avvocati rinunceranno al mandato impegnandosi a non seguire i propri clienti qualora questi ultimi decidano di andare davanti al giudice. Questa regola vincolante impedisce agli avvocati ed ai consulenti intervenuti nel procedimento di proseguire nelle difese e nella consulenza se la conciliazione abbia esito negativo. Dunque, in caso di mancata conciliazione le parti dovranno farsi assistere da altri professionisti.

PERCHE’ E’ UTILE
Il procedimento collaborativo permette di raggiungere un accordo in pochi mesi.
Avvenuta la conciliazione alle pattuizioni raggiunte verrà attribuita efficacia nei modi previsti dall’ordinamento.
Gli accordi possono essere formalizzati tramite la procedura semplificata prevista dalla LEGGE 162 del 2014.
Gli accordi presi saranno rispettati nel tempo in quanto più condivisi.

IL METODO COLLABORATIVO IN ITALIA
In Italia il metodo collaborativo ha avuto inizio a partire dal 2009 grazie al lavoro di formazione e di diffusione dei professionisti della pratica collaborativa svolto da due istituti presenti sul territorio: l’AIADC (Associazione Italiana Professionisti Collaborativi) con sede a Milano e l’IICL (Istituto Italiano di diritto Collaborativo) con sede a Roma.

DIFFERENZE CON LA MEDIAZIONE FAMILIARE
Il diritto collaborativo e la mediazione familiare rappresentano due vie in grado di facilitare la comunicazione tra i coniugi trovando una soluzione concordata al di fuori delle aule giudiziarie.
La differenza principale è che la mediazione familiare prevede la presenza imparziale di un soggetto terzo il mediatore familiare che stimola le parti a trovare una soluzione condivisa e gli incontri non prevedono la presenza degli avvocati. Nel procedimento collaborativo è prevista la presenza costante degli avvocati, le parti partecipano con i loro legali a tutti gli incontri.
Gli avvocati collaborativi non sono mediatori né terzi imparziali, tutelano gli interessi dei propri clienti nel rispetto delle regole sottoscritte nel contratto di collaborazione. Se durante il percorso collaborativo le parti ed i propri avvocati ritengono necessario l’intervento di un mediatore familiare, in questo caso le due figure professionali lavorano in team al fine di facilitare la soluzione del problema che la coppia presenta.

Grazie da Olga Frassetti, se hai domande mandami una e.mail e ti risponderò oppure chiamami per prendere un appuntamento, i miei recapiti li trovi sul sito, www.mediazionecoaching.net, o semplicemente puoi aspettare che pubblichi un mio nuovo audio o articolo.
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Avv. Olga Frassetti

Mediatore Familiare A.I.Me.F.

Consigliere A.I.Me.F. Calabria

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LE REAZIONI DEI FIGLI QUANDO CI SI SEPARA…

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LE REAZIONI DEI FIGLI QUANDO CI SI SEPARA…

I figli, quando i genitori decidono di separarsi, reagiscono con sentimenti e comportamenti a volte molto forti.
I sentimenti vissuti dal bambino sono vari si spazia dalla rabbia al senso di abbandono a sentimenti depressivi.
Spesso vivono l’evento della separazione attribuendosi la colpa del fallimento dell’unione matrimoniale.
I bambini si sentono confusi, si sentono in colpa, si sentono responsabili.
In questa fase è importante che il bambino abbia qualcuno in cui avere fiducia e con cui possa parlare di ciò che sta succedendo, per esprimere liberamente i propri sentimenti, senza sentirsi intrappolato dalla necessità di dover prendere le difese di uno dei genitori (conflitto di lealtà).
I bambini che hanno un confidente in famiglia, ad esempio uno zio, un nonno o un insegnante a cui sono particolarmente legati e con cui sono a proprio agio, è bene si aprano e parlino delle loro paure.

E’ anche auspicabile il confronto con altri bambini che hanno avuto esperienze analoghe e con cui possano condividere i loro sentimenti e le loro preoccupazioni. In quest’ottica, una forma d’intervento preventivo interessante, che si affianca alla mediazione familiare, è rappresentata dai “Gruppi di Parola per figli di genitori separati” nati dall’esperienza francese di Marie Simon, in cui i bambini possono mettere parola sul dolore, accedere ai sentimenti e nominare le difficoltà che incontrano durante la separazione dei propri genitori (Marzotto, 2010).

Molti bambini pensano sia sleale parlare dei problemi di famiglia con persone che conoscono loro ed i loro genitori, allora tengono i propri sentimenti per sé.
Questo può portarli a sentirsi molto soli e confusi.
E’ necessario stimolare i bambini ad aprirsi e ad affrontare la separazione con molta pazienza e con molta obiettività.

LA MEDIAZIONE FAMILIARE E’ IL PERCORSO PIU’ INDICATO PER SOSTENERE I GENITORI ED AIUTARE I FIGLI NELL’ ELABORAZIONE DI QUESTO DELICATO EVENTO.

Il mediatore familiare permette ai genitori di tener presente quelli che sono i bisogni e le aspettative dei bambini.
E’ bene dire loro la verità concordata dai genitori, la versione degli eventi deve essere da loro condivisa utilizzando un linguaggio adatto all’età dei figli.
Se sono presenti nuovi partner è opportuno lasciare trascorrere un intervallo di tempo ragionevole prima di presentarli ai figli, questo cambiamento non dovrebbe essere comunicato nelle prime fasi del processo separativo.
Opportuno informare anche gli insegnanti, spesso i bambini manifestano difficoltà e disagi in ambito scolastico che riescono a superare risolta la crisi familiare.

E’ importante che i figli sappiano che potranno sempre contare sull’appoggio affettivo, educativo, nonché economico di entrambi i genitori.

La Convenzione di New York sui diritti del fanciullo ha attribuito al minore il diritto di intrattenere regolarmente rapporti personali e contatti diretti con entrambi i suoi genitori (art. 9) ed ha enunciato che gli Stati membri devono impegnarsi nel garantire la responsabilità degli adulti nel provvedere allo sviluppo ed alla educazione dei figli.

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LA PARTECIPAZIONE DEI FIGLI AGLI INCONTRI DI MEDIAZIONE FAMILIARE

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LA PARTECIPAZIONE DEI FIGLI AGLI INCONTRI DI MEDIAZIONE FAMILIARE

Per quanto riguarda la partecipazione dei bambini, figli minori, alla mediazione familiare, alcuni lo ritengono inutile, perché sarebbero ulteriormente coinvolti nei problemi dei genitori, altri lo ritengono opportuno permettendo loro di intervenire attivamente sul processo di cambiamento delle relazioni familiari, con comunicazione diretta dei loro vissuti e bisogni.

La tendenza è quella di ritenere più opportuno lavorare in mediazione con i soli genitori preferendo, alla presenza fisica dei figli, una loro evocazione simbolica, lavorando attraverso la narrazione e le rappresentazioni dei figli nei due genitori.
La loro partecipazione li graverebbe di responsabilità che competono agli adulti.

A mio parere è consigliabile non assumere posizioni in modo rigido, ma nelle singole situazioni essere aperti ai bisogni ed alle richieste dei figli circa la possibilità di una loro eventuale convocazione.

Solitamente, per i figli parlare con un estraneo è causa di ansia, nel timore di dire qualcosa che turberà uno o entrambi i genitori, oppure può accadere di allinearsi con un genitore.
E’ necessario che il mediatore sia consapevole del fatto che i bambini possono non essere in grado di esprimere le proprie paure e bisogni e può aiutarli a spiegare le loro preoccupazioni ai genitori e questo può liberarli da alcuni dei loro motivi di ansietà.
Esistono anche situazioni in cui il figlio ha necessità di riconciliarsi con il genitore con cui ha avuto dei malintesi.
Coinvolgere i figli in mediazione può renderli più consapevoli e fiduciosi inoltre ci sono casi in cui sono proprio i bambini a chiedere aiuto al mediatore familiare per far sapere e spiegare qualcosa ad i propri genitori.

Come ha sottolineato Saposnek (Cfr. D. SAPOSNEK, The value of children in mediation: A cross-cultural perspective, “Mediation Quarterly”, vol.8, n.4, pp. 325-342, 1991), esiste una vasta gamma di opinioni al riguardo:
alcuni mediatori preferiscono non far partecipare i figli, in quanto minerebbe l’autorità dei genitori e la loro capacità decisionale;
altri investono maggiormente sui bisogni dei figli ritenendo utile un loro coinvolgimento in quanto sono i primi ad essere consapevoli di quanto sta avvenendo fra i genitori. Necessaria una pianificazione attenta riguardo al modo di coinvolgerli e agli obiettivi nel farlo. Deve esserci assenso dei genitori, chiarezza riguardo al ruolo del mediatore e riguardo al grado di riservatezza garantito, oltre al consenso consapevole da parte del figlio.
Inoltre il mediatore deve avere preparazione, abilità ed esperienza nel comunicare con i minori (Cfr. L. PARKINSON, La mediazione familiare, Erickson, 2003, 198).

A questo proposito è importante ricordare l’art. 13 della Convenzione di Strasburgo che invita gli Stati aderenti a promuovere la mediazione familiare allo scopo di evitare il ricorso alle procedure giudiziarie in cui possono essere coinvolti i fanciulli.
Questa disposizione sembra affermare che la mediazione familiare è prevista prevalentemente nell’interesse del minore. Il tentativo è quello di umanizzare le controversie familiari e di individuare delle vie che possono aiutare i genitori, quando vi è conflitto tra loro, a comprendere quanto sia produttivo per i genitori e per i figli un dialogo costruttivo al di fuori delle aule giudiziarie.

Il lavoro del mediatore familiare dovrebbe portare ad una scissione della coppia coniugale dalla coppia genitoriale, che deve comunque sopravvivere nell’interesse dei figli. L’obiettivo è quello di salvaguardare le esigenze affettive dei figli, non riunire la coppia in crisi la cui separazione viene data come un dato di fatto, ma separati come coppia uniti come papà e mamma.

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LISTA DEI BISOGNI DEI FIGLI DI GENITORI SEPARATI

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LISTA DEI BISOGNI DEI FIGLI DI GENITORI SEPARATI

“Ho bisogno dell’amore di ciascuno di voi e che entrambi rimaniate coinvolti nella mia vita.

Per favore fatemi sentire la vostra vicinanza, scrivete lettere, fate telefonate, e fatemi un sacco di domande.

Quando non siete presenti, mi sento come se non fossi importante e come se in realtà non mi amaste.

Per favore evitate di litigare e mettetecela tutta per andare d’accordo l’uno con l’altro.

Cercate di trovare un’intesa sulle questioni che mi riguardano.

Quando litigate, penso che ho fatto qualcosa di sbagliato e mi sento in colpa.

Voglio amarvi entrambi e voglio godere del tempo che trascorro con ciascuno di voi.

Per favore valorizzate me e il tempo che trascorro con ciascuno di voi.

Se vi comportate da gelosi o arrabbiati, mi sento come se avessi bisogno di prendere
posizione e di amare di più un genitore rispetto all’altro.

Per favore comunicate direttamente tra di voi in modo che io non debba inviare messaggi avanti e indietro da un genitore all’altro.

Quando parlate dell’altro mio genitore, per favore dite solo le cose belle, o non dite niente.

Quando dite cose cattive sull’altro mio genitore, mi sento come se vi aspettaste che prenda le vostre parti”

(da”-What I need from my mom and dad – a child’s list of wants” from “Helping Children Understand Divorce” University of Missouri. Introduzione e traduzione a cura della dott.ssa Bottaro, http://idabottaro.blogspot.it/2009/11/di-cosa-ho-bisogno-da-mamma-e-papa.html)

TENETE PRESENTE CHE PER ME E’ DIFFICILE ESSERE “AMICO” DI DUE NEMICI.

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IL RUOLO DEI NONNI NELL’AFFIDAMENTO DEI FIGLI

 

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IL RUOLO DEI NONNI NELL’AFFIDAMENTO DEI FIGLI

Nella fase delicata della separazione e del divorzio i nonni sono di importanza fondamentale per i bambini che hanno particolare bisogno di essere sostenuti e supportati.
Rappresentano la storia della famiglia, punto di riferimento per i nipoti, offrono loro affetto e cure. Confidenti e compagni di gioco, risorsa per la famiglia in separazione.
Il bambino ha la possibilità di trovare a casa dei nonni un luogo dove rilassarsi e giocare.

I nonni sono un esempio e una guida per i nipoti, in alcuni casi di sostegno economico per la famiglia e di aiuto nella cura educativa e nello svolgimento delle attività quotidiane.
Contribuiscono ad alleviare le sofferenze del bambino garantendo una stabilità del rapporto.

Il genitore in fase di separazione a volte impedisce la frequentazione del figlio minore con i nonni dell’altro ramo genitoriale provocando grande sofferenza nel bambino già provato dalla perdita della coppia genitoriale di riferimento.

In questi casi la mediazione familiare aiuta i genitori a comprendere l’importanza per i figli di mantenere buoni rapporti con i nonni materni e paterni, basilari per il bambino in questa transizione impegnativa che si ritrova ad affrontare senza sua colpa.

Il D. Lgs. n. 154/2013 (pubblicato in G.U. 8 gennaio 2014, n. 5 e in vigore dal 7 febbraio 2014) ha introdotto una disposizione specifica l’art.317 bis c.c. che consacra il diritto dei nonni a mantenere rapporti significativi con i nipoti.
E’ la prima volta che si afferma esplicitamente questo, e lo si fa dentro il codice civile.

L’Art. 317-bis c.c. prevede, al primo comma, il “diritto” degli ascendenti di mantenere rapporti significati con i nipoti minorenni, e, al secondo comma, la possibilità, per l’ascendente, a cui fosse impedito l’esercizio di tale “diritto”, di ricorrere al giudice del luogo di residenza abituale del minore per ottenere i provvedimenti più idonei “nell’esclusivo interesse del minore” medesimo.

Il diritto che viene tutelato è quello dei minori di avere un sano rapporto con i nonni e non quello dei nonni di godere dei nipoti. Il nonno materno o paterno impedito o ostacolato nel rapporto con i nipoti potrà, dunque, ricorrere al giudice affinché siano adottati i provvedimenti più idonei per soddisfare “l’interesse del minore” di mantenere rapporti significativi con i nonni.

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LA SEPARAZIONE DAL PUNTO DI VISTA DEI FIGLI

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LA SEPARAZIONE DAL PUNTO DI VISTA DEI FIGLI

Una coppia in crisi non vuol dire necessariamente un bambino o un adolescente in crisi, purché i genitori, non più capaci di essere coppia, riescano ad avere buoni rapporti con i figli.

Il bisogno dei figli è quello di restare emotivamente legati ad entrambi i genitori, di credere che i genitori possano riconciliarsi, di esprimere la loro protesta per trovarsi, senza loro responsabilità, nel mezzo di un legame interrotto.
Il bisogno dei figli è che i genitori rimangano uniti nel loro ruolo e continuino a restare entrambi punto di riferimento.
Il dolore del figlio è la minaccia di perdere la coppia genitoriale di riferimento.
Il bisogno dei figli è di esprimere il sentimento che quel distacco dei genitori appare come rifiuto di se stessi.

Dunque, è necessario rispettare il modo di reagire dei figli in questa fase della loro vita caratterizzata da una transizione difficile.
Ai fini di essere sostenuti e legittimati, i genitori, spesso, esercitano violenze psicologiche sui figli: costringendoli a schierarsi, usandoli come mezzo per comunicare con il partner, denigrando l’altro genitore ai loro occhi, comperandosi il loro affetto con concessioni mai fatte prima, mendicando il loro amore mostrandosi vittima.

In questi casi la mediazione familiare può essere utile sotto molteplici aspetti:

Fornisce un luogo di incontro dove i genitori possono valutare i sentimenti e le necessità dei figli in modo costruttivo;

Stimola i genitori a concentrare l’attenzione su ognuno dei figli individualmente;

Accresce il loro livello di cooperazione;

Incoraggia ad essere uniti nel ruolo genitoriale entrambi presenti nella vita del figlio;

Aiuta i genitori a liberare i figli da conflitti di lealtà;

Aiuta i genitori sul modo in cui parlare ai figli circa gli accordi presi;

Tiene conto dei punti di vista e dei sentimenti dei figli.

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L’identità familiare e la flessibilità di fronte all’evento della separazione

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L’identità familiare e la flessibilità di fronte all’evento della separazione.

La famiglia è il luogo sociale nel quale si sviluppano e realizzano i processi di crescita dei suoi membri. Essa contribuisce a creare un senso di identità nei suoi componenti.
Nel corso del suo ciclo di vita deve trasformarsi in relazione alle diverse esigenze e alle diverse situazioni con le quali si confronta. La flessibilità è uno dei requisiti che distingue una famiglia sana da una famiglia patologica.
Fondamentale è che all’interno della famiglia siano chiari il ruolo o i ruoli che ognuno riveste.

Di fronte all’evento della separazione questa chiarezza viene meno.
Bisogna evitare che si crei nella rappresentazione interna del bambino una discrepanza tra la realtà che vive quotidianamente e l’idea che egli ha della famiglia dove la coppia madre padre rappresenta un binomio inscindibile.
“Un bambino si sente più forte di fronte ai compagni, agli amici, ai maestri, meno vulnerabile ed insicuro di fronte al mondo, se può esibire una famiglia forte e “forte” per la maggior parte dei bambini di questa età è sinonimo di “regolare”.

Una famiglia unita pone infatti minori problemi nelle relazioni con l’esterno (si conforma ad uno schema noto, condiviso e facilmente riconoscibile) e risponde meglio al processo di ricerca di identità del bambino che cerca di sistemare tutti i pezzi della sua storia in cui rientrano i nonni, gli zii, i parenti tutti ed ovviamente i genitori.
In seguito questa esigenza di “regolarità” sarà meno importante, perché andranno consolidandosi altre forme di identità più legate all’individuo e meno al gruppo familiare. In questo senso i bambini sono più conformisti degli adolescenti e degli adulti: lo sono per necessità di crescita” (Cfr. A. Oliverio Ferraris, Figli di famiglie divorziate e ricomposte: identità e storia familiare, in M. ANDOLFI (a cura di), La crisi della coppia, Cortina, 1999, 542)

L’identità familiare è pertanto una dimensione fondamentale, una sorta di carta di identità con cui il bambino si presenta al mondo. Esibire una famiglia unita è per un bambino senso di forza e sicurezza.
In conseguenza di questo quando una famiglia si scioglie, una delle misure da prendere consiste nell’aiutare i figli a ricomporre l’identità familiare. La nuova famiglia sarà una famiglia un po’ più complicata di quella precedente, ma pur sempre una famiglia, con un genitore esterno, e qualche volta nuovi fratelli, ma pur sempre una famiglia, con le sue figure di attaccamento i suoi personaggi e la sua storia, ma le cui origini non vanno ignorate o cancellate.

E’ possibile per un figlio appartenere a due famiglie se gli adulti lo aiutano a legare il passato con il presente.
Chiedere perciò ad un bambino di rinunciare al legame con il genitore separato è un grave errore assolutamente da evitare.
I bambini a cui viene fatto questo tipo di richiesta risultano i più angosciati.
E’ invece importante che gli adulti consentano ed incoraggino questo legame a meno che non esistano gravi motivi per operare diversamente.
Bisogna rispettare i tempi del “lutto” causato dalla perdita del precedente stile di vita. Non soltanto gli orfani anche i figli dei separati vivono delle perdite; la perdita della mancanza quotidiana di un genitore (Cfr. A. Oliverio Ferraris in M. ANDOLFI, La crisi della coppia, Raffaello Cortina Editore, 1999, 541-551)

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