Archivio della categoria: Coaching

Quando il coachee cerca il “genio della lampada”…

genio della lampadaQuando il coachee cerca il “genio della lampada”…

Il coach è il professionista che stimola in modo decisivo il suo cliente a produrre risultati ed a portare soddisfazione e qualità nella propria vita personale e professionale attraverso lo sviluppo delle potenzialità umane. Il coachee è il cliente del coach che richiede l’aiuto professionale del coach per realizzare un suo desiderio.

È importante comprendere che un buon coach non aiuta ma stimola, lavora con il cliente…non al suo posto. Nel coaching, infatti, coach e coachee agiscono sullo stesso piano up/up, sono due partner forti che operano in piena autonomia e responsabilità.

E se ciò che vogliamo non dipende da noi…?

È fondamentale chiarire subito che il coach non è “il genio della lampada”, è il professionista che allena al cambiamento, stimola la conoscenza e l’acquisizione di nuove capacità, competenze, abilità ma non realizza obiettivi impossibili.

Tra gli obiettivi impossibili si annoverano tutti quegli obiettivi che non sono esclusivamente sotto il nostro controllo. Ad es. se il contratto che presenta il coachee è: “voglio fidanzarmi con quella ragazza”, il coach deve far comprendere al coachee che dipendendo l’obiettivo proposto anche dalla volontà dell’altro siamo di fronte ad un effetto e non ad una meta, effetto che non può essere controllato dipendendo anche da un’altra persona.

Bisogna capire che questo obiettivo prevede l’azione volontaria di un altro individuo per potersi realizzare, un altro individuo non controllabile, quindi, questo contratto non può essere accettato.

Il contratto da presentare e che il coach può accettare è: “voglio imparare a pormi differentemente”.

Esistono cose impossibili che desideriamo, e nonostante ci creino frustrazione, non riusciamo ad evitare di desiderarle.

Fra le cose impossibili rientrano la salute, la genetica, il tempo, le condizioni atmosferiche, le leggi fisiche, le persone (desiderare di controllare gli altri è un delirio in quanto l’altro è diverso da me).

Dunque, se non possiamo impedirci di desiderare possiamo però “contenere” il desiderio di realizzare una cosa impossibile.

Se impari a desiderare il possibile diventerai un gaudente” (Epicuro).

Le cose possibili possono essere a loro volta probabili o improbabili.

Se ci poniamo l’obiettivo di realizzare qualcosa che è possibile, non vuol dire che quel qualcosa si realizzi sicuramente o del tutto.

Nash dice: “se inizi un’azione sarai più gratificato se, indipendentemente dall’esito dell’azione, sarai soddisfatto nel compiere l’azione stessa”.

Noi possiamo fare del nostro meglio e fare in modo che le nostre azioni siano mirate al raggiungimento dell’obiettivo, ma il risultato di quelle azioni è per alcuni aspetti fuori dal nostro controllo.

Dunque, quello che chiamiamo obiettivo è costituito da due parti: ciò che cade “maggiormente” sotto il nostro controllo e ciò che cade “minormente” sotto il nostro controllo.

Meta (ciò che cade maggiormente sotto il nostro controllo).

Effetto (ciò che cade minormente sotto il nostro controllo).

Il coach lavora sulle mete e non sugli effetti.

Il cliente di solito si identifica con gli effetti e, così facendo, in realtà cerca il “Genio della lampada”, qualcuno che lo aiuti a realizzare magicamente i suoi desideri.

A seconda delle probabilità con cui si possono realizzare gli effetti, essi si divideranno in:

ipotesi ottimistica (se l’effetto si realizza completamente secondo i miei desideri);

ipotesi mediana (se l’effetto si realizza parzialmente);

ipotesi pessimistica (se l’effetto non si realizza come io desidero).

È pessimistico secondo il nostro desiderio ma non è detto che lo sia in assoluto.

Dunque, dobbiamo capire che l’obiettivo è formato da materia possibile e impossibile ed imparare a distinguere all’interno dell’obiettivo la meta dall’effetto.

Grazie da Olga Frassetti, se hai domande mandami una e.mail e ti risponderò oppure chiamami se vuoi intraprendere un percorso di coaching, i miei recapiti li trovi sul sito, www.mediazionecoaching.net, o semplicemente puoi aspettare che pubblichi un mio nuovo audio o articolo.

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A presto!

Olga Frassetti

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PERFORMANCE

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PERFORMANCE

SAPERE- SAPER FARE- SAPER ESSERE

Qual è la differenza che fa la differenza delle persone? La struttura e il processo.
Due persone che imparano la stessa cosa possono usarla con performance differenti.
La differenza che fa la differenza non è quello che le persone dicono ma ciò che fanno mentre lo dicono e se due persone fanno la stessa cosa mentre dicono la stessa cosa e ottengono risultati diversi, la differenza è nella struttura ossia in ciò che credono mentre fanno quello che dicono.
Contenuto: è ciò che dico. Processo: ciò che faccio. Struttura: ciò che credo.
Sapere: ciò che dico. Saper fare: ciò che faccio. Saper essere: ciò che credo.

Più una persona riesce a gestire il suo processo e la sua struttura più ALTA è la sua PERFORMANCE.
La differenza che c’è tra due persone non è in ciò che dicono, ma in ciò che fanno mentre dicono ed in ciò che credono mentre fanno.

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METTIAMOCI LA FACCIA

 

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METTIAMOCI LA FACCIA

Quante volte ci è capitato che squilli il telefono o il citofono e ci troviamo dall’altra parte qualcuno che ci offre un contratto per la luce, per il telefono o per altri servizi essenziali, promettendoci sconti mirabolanti?

E quante volte, pieni di speranza e buona fede abbiamo sottoscritto qualcuno di questi contratti pensando di risparmiare e pensando che chi avevamo davanti stesse solo facendo il proprio lavoro e fosse in buona fede come noi?

Forse ci è capitato almeno una volta per poi scoprire amaramente che nessuno degli accordi presi con il venditore era stato rispettato.

La colpa di chi è? Del venditore o dell’azienda che lo manda? La responsabilità spesso è condivisa. Il venditore omette delle informazioni e di solito all’azienda che lo incarica va bene così. Oppure l’azienda omette delle informazioni al venditore che in buona fede vende un prodotto che in realtà non è esattamente quello che sta proponendo.

Il problema in questo tipo di contratti è che chi vende è un avventore del momento che non vedremo mai più e che non renderà mai conto della truffa; l’azienda per conto suo darà la responsabilità al venditore e dirà che però era nostra responsabilità leggere il contratto e così eccoci nel capestro.

La verità è che qui nessuno ci mette la faccia.

Quando decidiamo di avviare una piccola impresa, di commercializzare prodotti o servizi, chiediamoci prima se siamo disposti a metterci la faccia perchè solo in questo modo potremo conquistarci la fiducia dei nostri utenti e delle istituzioni di cui abbiamo bisogno come le banche e le amministrazioni, gli studi professionali ecc.

Se ci mettiamo la faccia e siamo responsabili, la banca sarà disposta a darci un po’ di credito in più, il fornitore a dilazionare i pagamenti, il commercialista a darci una mano, il funzionario comunale a darci un altro po’ di tempo per mettere in regola qualche piccola cosa.

Alla fine ci guarderemo sotto e ci renderemo conto che abbiamo una rete professionale di fiducia nella quale confidare.

Se hai già un progetto ma non sai come concretizzarlo oppure non hai ancora un progetto chiaro perché non hai individuato il tuo talento, contattami ed insieme realizzeremo e creeremo il tuo business. Le sedi di incontro sono a Roma e a Cosenza e i miei contatti sono:

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Carmela Elena Lamorgese

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IMPRENDITORI O SPECULATORI?

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IMPRENDITORI O SPECULATORI?

Se qualcuno ha letto il mio precedente articolo (“Guardare oltre le cose”), allora si ricorderà che avevo detto che l’imprenditore è colui che crea ricchezza per se’ e per gli altri. Non solo. L’imprenditore è qualcuno che si assume materialmente e moralmente delle grandi responsabilità nei confronti di una serie di istituzioni e di persone.

Una cosa da tenere ben presente è che difficilmente un impiegato, per quanto ligio e lavoratore che sia, può fare le veci dell’imprenditore, a parte per un periodo di tempo limitato. Ciò non è vero in assoluto ma in linea di massima è così. Come una baby sitter per quanto tenera e affettuosa non potrà mai sostituire la mamma se non per breve tempo, perché l’attività che abbiamo messo su è una nostra creatura e vogliamo vederla al meglio e in perfetta salute. Molte persone contano su di noi: i nostri clienti, i nostri dipendenti se ne abbiamo, i nostri fornitori che sperano di essere pagati per tempo e di non essere bidonati.

Sempre più spesso però nell’ambiente dell’imprenditoria e del commercio ci sono persone poco responsabili che guadagnano sulle spalle e a danno degli altri: non pagando gli affitti, non pagando i dipendenti, non pagando le tasse (anche se su questo punto andrebbe aperto un capitolo), non pagando i fornitori. Arraffano finché ce n’è, poi dichiarano fallimento, normalmente con società intestate a dei prestanome e si spostano altrove.

Dunque queste persone, che tendono a creare molta ricchezza soltanto per se stesse lasciando macerie ovunque, sono più definibili con il termine di speculatori. Purtroppo in Italia questa categoria di personaggi ha spopolato e uno dei più grandi problemi economici del nostro paese è proprio questo. Gli speculatori si sono insediati ovunque, anche in grosse aziende parastatali e spesso con le amministrazioni pubbliche conniventi. Dal piccolo al grande, queste persone hanno portato al fallimento centinaia di aziende, smembrandole e svendendole poi per pochi soldi e dopo aver cassintegrato e licenziato migliaia di persone. Non voglio e non posso affrontare questo discorso in poche righe, ne’ voglio farne una questione ideologica, ma soltanto fotografare la realtà. Mai come oggi nel nostro paese e nel mondo intero c’è bisogno di persone responsabili che facciano impresa per aiutare l’economia a ripartire, per creare una microeconomia sostenibile, fatta da persone in collaborazione. Partendo dal poco, ognuno dalle proprie risorse.

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GUARDARE OLTRE LE COSE

 

Copia di aeroplaniBUSINESS COACHING

GUARDARE OLTRE LE COSE

Un giovedì d’inverno, sul tardo pomeriggio, come ogni giovedì andavo alla mia lezione di scrittura creativa. Salendo le scale che mi avrebbero portata all’appartamento nel quale si svolgeva la lezione, notai delle gocce di un liquido scuro; una goccia ogni scalino. In un primo momento pensai “ecco il solito distrattone che non si è accorto che il sacchetto della spazzatura gocciolava” e stavo per continuare la mia salita quando mi fermai a guardare meglio le gocce. Le scale erano in penombra perciò non riuscivo a distinguerne bene il colore, ma la mia fantasia cominciò a vagare sull’origine delle gocce e le seguii per vedere dove mi portavano e svelare la realtà misteriosa che vi si celava dietro. Arrivata al secondo piano avevo raggiunto la mia destinazione ma le gocce proseguivano. Rimasi per un paio di minuti indecisa sul da farsi, poi smisi di seguire la fantasia e me ne andai a lezione.

Scherzando raccontai al mio professore l’accaduto e lui molto seriamente disse: “ Ecco la differenza tra uno scrittore e un non scrittore: quando uno scrittore vede delle gocce scure sulle scale, pensa che siano la traccia di un delitto”.

Aveva ragione, ma la sua ragione era parziale perché questo non è soltanto ciò che distingue uno scrittore, ma anche ciò che distingue un imprenditore, grande o piccolo che sia.

Chi fa impresa ha questa dote: guardare oltre le cose.

Un bugigattolo su strada non sarà un bugigattolo, ma il nostro laboratorio artigianale. E lo vediamo già per come sarà, con quel mobile in quell’angolo e la vetrina messa in quel modo.

Un vecchio stabile di periferia dato alle fiamme e abbandonato sarà un bellissimo stabile in cui creare mini-appartamenti e una chiostra interna con piccoli negozi, una palestra e perchè no, una piscina.

Un cartoccio di piccole salsicce acquistate ad una sagra, sarà un negozio che vende un tipo di street food che ancora non si è visto in giro e sarà proprio in quella strada e i nostri clienti saranno proprio quel tipo di persone.

L’imprenditore è prima di tutto un creativo, un visionario, qualcuno che crede anche nel progetto più innovativo e complicato se tale progetto ha dei fondamenti. L’imprenditore non produce ricchezza solo per se stesso ma crea indotto anche nel territorio, crea lavoro e fermento economico. Non importa che la ricchezza sia tanta o poca, ognuno produce secondo le proprie caratteristiche e le proprie necessità. L’imprenditore non pensa “è difficile”, ma di solito pensa: “vediamo: da che parte comincio?”.

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FARE IMPRESA- CHE TIPO DI ATTIVITA’ POSSO APRIRE?

 

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BUSINESS COACHING

FARE IMPRESA- CHE TIPO DI ATTIVITA’ POSSO APRIRE?

La scelta della nostra attività dovrà ovviamente tenere conto di quali sono le nostre abilità e inclinazioni. Prima di tutto dobbiamo tenere una cosa bene a mente: a meno che non abbiamo centinaia di migliaia di euro da investire, qualunque cosa decidiamo di aprire, dovremo curarla in prima persona, dovremo essere i primi ad arrivare e gli ultimi ad andar via. Per questo motivo dobbiamo conoscere bene il prodotto che vogliamo vendere o produrre.

Dunque le domande che dobbiamo porci sono le seguenti:

  1. Conosco il prodotto che voglio vendere/produrre?
  2. Mi piace l’idea di passare il mio tempo a produrre/vendere quel prodotto?
  3. Mi sento in grado fisicamente e mentalmente di svolgere questa attività con tutto il lavoro che comporta?

Queste naturalmente sono le domande, diciamo così, empiriche.

Una volta risposto positivamente a tutte e tre le domande, allora possiamo passare alla fase pratica e non meno importante: location, utenza, stima del ricavo, forma giuridica, iter fiscale e burocratico.

Stabilito ciò, e dopo che ci saremo fatta un’idea più o meno precisa di ciò che vogliamo, si tratta di quantificare l’investimento e di capire come, dove e se possiamo reperire i fondi necessari.

Ho scritto tutto questo in poche righe, ma si tratta di un lavoro che può comportare anche dei mesi, se fatto nel modo giusto e se si vuole ridurre al minimo il rischio di impresa.

Stiamo vivendo un momento storico in cui il modo di fare impresa sta cambiando e deve cambiare, se noi piccoli vogliamo ottenere dei risultati.

Non siamo più negli anni ottanta in cui si apriva l’edicola e si guadagnavano soldi a palate.

Siamo in un periodo in cui, chi consuma (noi stessi in quanto consumatori ne siamo testimoni), sceglie attentamente come spendere i propri soldi. Bisogna cercare di essere professionali, corretti, guadagnarsi la fiducia dei clienti e diventare un punto di riferimento nel nostro campo. Avere un portafoglio di clienti fidelizzati salva la vita proprio nei momenti di difficoltà.

Quindi come fare se a un km da noi ha aperto il centro commerciale che vende lo stesso prodotto a 3€in meno? Semplicemente offrendo la qualità del servizio che il centro commerciale non può offrire in quanto lavora e guadagna sui grandi numeri. Noi lavoriamo in un altro modo.

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TUTTO CAMBIA AFFINCHE’ TUTTO CAMBI – L’EVOLUZIONE DEL GATTOPARDO

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BUSINESS COACHING

TUTTO CAMBIA AFFINCHE’ TUTTO CAMBI – L’EVOLUZIONE DEL GATTOPARDO

 

A testimonianza del fatto che le cose cambiano e si trasformano anche se noi vorremmo che tutto rimanesse così com’è, la mia esperienza in questo senso è emblematica.
Avevo un lavoro che adoravo, forse una delle più belle professioni a cui si può aspirare e in alcuni momenti quasi non ci credevo. Avrei fermato il tempo pur di rimanere lì, ma siccome le cose intorno a noi si trasformano anche nostro malgrado, un giorno ho visto il mio bel lavoro prendere il volo. Ho aspettato e aspettato e quando forse avrei avuto la possibilità di rientrare, io e la mia realtà eravamo così cambiate che tornare indietro non aveva più senso.
Quando mi sono trovata senza lavoro, senza il mio BEL lavoro, sono riuscita incredibilmente a trovare il mitico POSTO FISSO in una grande azienda. “Hai fatto 13!” Mi ripetevano gli altri, ma chissà perché ogni mattina mi sorprendevo a chiedere a Dio perché mi avesse fatta piombare dalle stelle alle stalle. Io quel lavoro lo odiavo. Mi sentivo umiliata, svalutata e quasi castigata. Beh, ho dovuto fare un bel bagno di umiltà e per un paio d’anni ho cercato di fare del mio meglio, finché ho deciso che quella non poteva essere la mia vita.

Così ho preso una lunga aspettativa e ho iniziato a guardarmi intorno, volevo creare qualcosa di mio. Dapprima ho avviato un’attività commerciale che andava molto bene e ancora funziona, con un’altra persona ma dopo tre anni ho capito che quella materia non era per me e così ho delegato la mia parte nel negozio e ho iniziato a dedicarmi ad altro….e guarda un po’, la soluzione ce l’avevo proprio sotto il naso. Avevo a disposizione un appartamento proprio a Roma, la città in cui vivevo. Certo non era adatto ad un B&B: troppo piccolo. Ho pensato che avrei potuto affittarlo così com’era. Mi sono detta che in fondo, se io l’estate affittavo la casa al mare per le mie vacanze, perchè qualcuno non avrebbe dovuto affittare casa mia per le proprie? Ero a Roma! Tutto il mondo vuole visitare Roma!

Così è iniziata questa attività, ho dovuto prima ripulire l’appartamento, poi fare una complicata ricerca per i permessi, perchè le case e appartamenti per vacanze erano stati appena regolamentati e nessuno sapeva darmi informazioni su come fare dal punto di vista amministrativo. Avevo pochissimi soldi a disposizione ma bastavano per partire e così mi sono messa in regola strada facendo.

L’appartamento ora è avviato e lavora bene ma fermarmi qui, sarebbe ancora una volta un po’ noioso. Così ho iniziato ad aiutare altre persone ad aprire le loro strutture, ma anche questo mi sembrava poco e così mi sono detta: ho aperto diverse attività, ho aiutato altri ad aprire altre strutture turistiche, perchè non farlo con qualsiasi tipo di attività? Insomma, è proprio questo che mi piace fare e che faccio, è la parte creativa che mi stimola, tirare su qualcosa dal niente o tutto dal qualcosa, nella mia vita e in quella degli altri attraverso il coaching.

Ecco, a dispetto del Gattopardo, la verità è che tutto cambia anche se noi avremmo voluto che tutto rimanesse com’era e in fondo, non c’è nulla come il cambiamento, che dà sapore alla vita.

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CRISI E TRASFORMAZIONE – L’UOVO DI COLOMBO

uovo di colomboBUSINESS COACHING

CRISI E TRASFORMAZIONE

Il termine “crisi” deriva dal greco “Krino” e significa separare, valutare, discernere, giudicare.

Un momento di crisi dunque, non è una catastrofe, ma un momento in cui rivalutare una situazione per eventualmente trasformarla e migliorarla.

Negli ultimi anni ci hanno fatto credere che la crisi potesse portarci via tutto lasciandoci in uno stato di prostrazione e magari di miseria. In verità l’unica cosa che la crisi porta via sono le certezze e gli equilibri che si sono instaurati fino ad un dato momento. Ma a questa analisi, detta in questo modo, manca una parte, fin qui abbiamo solo analizzato il problema.

La seconda parte di questa analisi prevede che noi cerchiamo e troviamo delle alternative.

La prima cosa da fare di fronte ad un problema è sicuramente quello di analizzarlo, poi dobbiamo valutare quali sono le risorse a nostra disposizione per poterlo fronteggiare e poi arriva la parte più bella che è quella di sperimentare nuove soluzioni. Non c’è cambiamento, né miglioramento se abbiamo paura di sperimentare e di sbagliare.

Se il nostro lavoro inizia ad andarci stretto perchè non è più quello che vogliamo o semplicemente non è più remunerativo come un tempo, nessuno ci impedisce di cambiarlo. Nessuno ci impedisce di creare qualcosa di originale, pensato su misura per noi. Anche se l’idea ci sembra folle, ma quello che abbiamo pensato è proprio nelle nostre corde, allora ci dobbiamo provare. Quante volte abbiamo visto e giudicato qualcuno che si è imbarcato in qualcosa che ci sembrava ridicolo o inutile e poi invece si è rivelato un successo? E tutti lì a dirci che in fondo anche noi avremmo potuto fare una cosa tanto semplice, ma come per l’Uovo di Colombo, AVREMMO potuto…. ma non l’abbiamo fatto.

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METTIAMO IN CRISI LA CRISI

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BUSINESS COACHING

METTIAMO IN CRISI LA CRISI

Liberiamoci dalle incertezze, dai pregiudizi e dai timori, visualizziamo il nostro progetto imprenditoriale e apprendiamone la realizzazione pratica

E’ nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera se stesso senza essere ‘superato’. Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. Finiamola una volta per tutte con l’unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla.” A. Einstein

Non si nasce impiegati o imprenditori, capi o subalterni, questo è ciò che i capi vogliono farci credere per rimanere capi e la società è organizzata in modo che pochi pensino e molti eseguano.

Nella società antica si credeva che i re e gli imperatori fossero investiti da Dio del loro ruolo e nello stesso modo ora guardiamo i super-manager e i super-imprenditori pensando che siano nati sotto chissà quale stella e che abbiano chissà quali doti eccezionali.

Qui non si tratta di diventare ricchi o super imprenditori (se poi ci riusciamo, meglio per noi) ma si tratta semplicemente di imparare a tirare fuori le nostre personali risorse, la nostra creatività e di diventare imprenditori di noi stessi, trovando il nostro dignitoso e confortevole posto nel mondo.

Si tratta di visualizzare il nostro progetto in tutti i suoi particolari come un’opera d’arte, come Michelangelo faceva col blocco di marmo, analizzarne le potenzialità, comprenderne il procedimento e metterlo in atto.

La verità è che ognuno di noi possiede dentro di sé la capacità naturale e innata per soddisfare le proprie esigenze e per auto-impiegarsi.

La “busta paga” potrà così diventare una scelta e non l’unica strada percorribile.

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CHE COSA E’ IL COACHING

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CHE COSA E’ IL COACHING

Il Coaching è una disciplina altamente efficace che aiuta le persone (può trattarsi di un singolo individuo o di un’organizzazione) nel realizzare degli obiettivi specifici.
Il Coach utilizza le risorse umane inutilizzate o potenzia quelle utilizzate del credere in se stessi.
Il Coach porta una persona da uno stato presente di insoddisfazione allo stato desiderato di soddisfazione.
Il Coach non lavora sul malessere o sul non benessere ma lavora sulla insoddisfazione, malessere non esistenziale, ma causale che dipende da una causa specifica. Sviluppa le potenzialità che sono già presenti o sviluppa le potenzialità inutilizzate.

Origine della parola “Coach”

Il senso originario in inglese della parola “Coach”, significa carro, carrozza o vettura. Il “Coach” è, letteralmente, un mezzo che trasporta una persona o un gruppo di persone da un luogo di partenza a un luogo di arrivo desiderato…

…Il Coach è colui che affianca chi richiede il suo intervento per esaminare la SITUAZIONE ATTUALE (luogo di partenza), elaborare ed applicare un PIANO D’AZIONE che colleghi il punto di partenza a quello di arrivo.
Il Coaching è uno strumento che permette alle persone di scoprire le strategie più adeguate per raggiungere i propri obiettivi.

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